Mutuo per ristrutturazione: come fare?

Nell’arco della vita tante cose possono cambiare e, spesso, può succedere di avere la necessità di ristrutturare e anche rivoluzionare completamente gli ambienti di casa: l’allargamento del nucleo familiare con l’entrata di un nonno o di un figlio, come anche l’esigenza di rendere gli ambienti e la vivibilità più green ed ecosostenibili, sono solo alcune delle contingenze che possono portare alla decisione di effettuare cambiamenti drastici all’interno della propria abitazione.

Ma, che si tratti di lavori più superficiali, che non richiedono nemmeno permessi specifici, o, al contrario, di interventi più importanti e decisivi sull’organizzazione degli spazi interni e/o esterni dell’immobile, ci si può ritrovare davanti budget davvero onerosi da sostenere, soprattutto quando si ha la lungimiranza di prendere in considerazione l’impiego di manodopera qualificata che garantisca un risultato eccellente e longevo. Ecco perché è nata la possibilità di accendere un mutuo anche in questi casi e non solo, quindi, in contesti di acquisto.

Tutte le info

Ci siamo già occupati di Mutuo Verde e delle importanti agevolazioni fiscali legate agli Ecobonus che si possono ottenere nell’affrontare la costruzione della propria abitazione, o una ristrutturazione, affidandosi alla bioedilizia: la riqualificazione energetica, infatti, consente di ottenere sgravi importanti e tassi agevolati; insomma, una “casa ecologica”, oggi, conviene!

Ma come ci si muove in tutti gli altri casi?

Come sempre, sono le banche ad erogare il mutuo per la ristrutturazione, un finanziamento che può coprire addirittura fino all’80% del valore di mercato che l’immobile acquisterà a posteriori degli interventi edilizi.

Non ci sono sostanziali differenze nell’iter burocratico, rispetto a quello che si compie per un mutuo finalizzato all’acquisto: il proprietario fa richiesta alla banca, motivandola con l’intento di ristrutturare o completare la propria abitazione, nell’ambito di manutenzione ordinaria o anche straordinaria; è possibile, anzi, anche parlare di “grandi opere“. Tutto questo, insieme alla propria situazione patrimoniale, servirà all’ente per definire il resto della documentazione da fornire; infatti:

  • in caso di manutenzione ordinaria basta un preventivo lavori dettagliato;
  • in caso di manutenzione straordinaria sono necessari anche progetto edilizio e domanda di autorizzazione edilizia al Comune (o almeno la denuncia di inizio attività);
  • in caso siano coinvolte grandi opere, a tutto questo vanno aggiunti la domanda di permesso di costruzione ed il pagamento al Comune di un contributo.

La durata del finanziamento può durare dai 5 ai 30 anni e la somma richiesta può essere erogata, a seconda dei casi (e degli importi), in un’unica soluzione (interventi minori) oppure “a stato avanzamento lavori“, una pratica che consente alla banca di liberare, poco per volta, le somme necessarie (con andamento crescente), sempre sotto presentazione di fattura e a seguito di almeno un sopralluogo effettuato da un tecnico di fiducia. Durante queste erogazioni, il padrone di casa corrisponderà, invece, una rata mensile pari ad un dodicesimo dell’interesse annuo stabilito da contratto e l’ultima tranche (che sarà, quindi, potenzialmente anche quella più alta) verrà liberata soltanto a fine lavori, dopo la ricezione del relativo certificato.

Tempistiche

La buona notizia è che si può parlare anche di lavori molto lunghi, che arrivano anche a 18 mesi di operatività: in genere, ogni ente ha le proprie clausole, ma in via generale si può dire che, superando queste tempistiche, se i lavori non sono ancora terminati, il mutuo va in ammortamento per un importo pari alle somme effettive erogate.

Fino al 31 dicembre 2018, inoltre, la Legge di Bilancio consente di usufruire di una detrazione fiscale del 50% sui lavori di ristrutturazione, a patto di restare entro 96mila euro di spesa, arrivando fino al 65% in caso di riqualificazione energetica, come anticipato in precedenza.

Altra buona notizia è che, sempre entro fine anno e in ambito di ristrutturazione, si può approfittare del “bonus mobili“, grazie al quale si potrà detrarre il 50% da una spesa massima di 10mila euro (in 10 rate annuali) per acquistare mobili e/o elettrodomestici di classe A+ (o di classe A nel caso dei forni).

Ancora, fino al 31 dicembre 2021, sono agevolati anche i lavori votati ad adottare misure antisismiche, per quanto riguarda immobili situati in zone a rischio: le percentuali coinvolgono il 50% su massimo 96mila euro (in 5 quote annuali) o il 70-80% in caso si possa certificare il miglioramento di una o due classi sismiche.

Infine, in caso si tratti di immobili adibiti ad abitazione, c’è l’aliquota Iva agevolata al 10%.

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