Storia del Corso Umberto I, vero crocevia di Napoli

Molti di voi ci abitano o ci passano ogni giorno per andare al lavoro, molti altri lo evitano per il grande traffico che lo interessa per moltissime ore al giorno e in tantissimi lo percorrono di sera per rintanarsi nei localini del centro o al mattino per incamminarsi verso l’università: è quello che i napoletani chiamano Rettifilo e che, da toponomastica, si chiama Corso Umberto I.

Nonostante sia una strada tanto conosciuta, però, non tutti ne conoscono la storia. Curiosi di scoprirla?

 

Una strada storica nel centro di Napoli

La Chiesa di San Pietro Martire (Piazza Ruggiero Bonghi), l’imponente palazzo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (oltre Via Mezzocannone) e, più in là, il meraviglioso Borgo Orefici, la Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca e Forcella sono solo alcuni degli edifici e delle zone d’interesse che sorgono tutt’intorno Corso Umberto I.

Si tratta di una delle più recenti strade storiche della città, lunga quasi un chilometro e mezzo e costituente una fondamentale arteria della metropoli moderna poiché collega il centro alla stazione ferroviaria: ecco perché da qui passano lavoratori, studenti, amanti, turisti…

Il Rettifilo parte da Piazza della Borsa (cioè Piazza Giovanni Bovio) e prosegue fino a Piazza Garibaldi (un tempo Piazza della Ferrovia), sede della stazione Napoli Centrale, fino ad oltrepassare Piazza Nicola Amore; dall’altro lato, invece, si apre la zona di Piazza Mercato.

È proprio dal sindaco Amore che bisogna partire, poiché fu l’artefice del Risanamento, momento storico in cui si lavorò anche alla realizzazione di questa arteria urbana.

Il Corso Umberto I, infatti, ha visto la luce in età umbertina, proprio durante i lavori del Risanamento: mentre venivano sventrati rioni e demoliti edifici e si costruivano palazzi moderni con il tufo estratto dalle cave di Soccavo, Pianura, Chiaiano e Miano, si cercava di combattere – e dimenticare – l’epidemia di colera che aveva ucciso migliaia di persone. Un’epidemia che era stata vista come opera di untori, prima, e conseguenza della conformazione urbanistica precedente, poi; si era cercato, insomma, di trovare un motivo, una ragione alla grande disgrazia e disperazione che aveva investito Napoli. Il nuovo nemico da sconfiggere si era identificato, così, nei vicoli stretti e senza sole che da sempre avevano caratterizzano la città, per cui questo corso venne edificato in pochissimo tempo (era la fine del XIX secolo) per aprirlo subito, nel 1894.

Non si chiamò subito con il nome che conosciamo: fu prima “Corso Re d’Italia“, per poi essere intitolato in favore di Umberto I per omaggiarlo della sua presenza affettuosa, durante l’epidemia, presso malati e moribondi che gli valse l’appellativo di “Re Buono“.

Ovviamente, non fu, però, una panacea per tutti i mali: oltre i suoi bei palazzi e la sua struttura architettonica moderna, i quartieri popolari restavano – alle sue spalle – affamati ed in difficoltà, motivo per il quale questa scelta fu considerata piuttosto ipocrita da molti critici che videro in tanti abbattimenti soltanto la perdita di un’estimabile testimonianza storica della città più antica.

 

Ad oggi, è un crocevia fondamentale del tessuto urbano di Napoli.

 

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