Come il Covid-19 cambia Napoli e le altre città con la rigenerazione urbana

Lo stanno ripetendo in continuazione dai “piani alti” e ce ne stiamo rendendo conto con il passare delle settimane: il mondo che ci aspetta oltre il Covid-19 sarà molto diverso da quello a cui eravamo abituati.

A livello sociale, psicologico, sanitario e urbano saranno tantissimi i cambiamenti che metteremo in pratica, quasi in automatico, come nuova strategia di sopravvivenza, e non sarà, quindi, una sorpresa ritrovarci nel bel mezzo di una vera e propria rigenerazione urbana.

Ne è sicuro anche Carlo Masseroli, nuovo City Executive di Arcadis, multinazionale leader nel campo della consulenza ingegneristica e ambientale.

 

Nuove necessità

È stato proprio Masseroli, infatti, a dichiarare che il prossimo futuro delle nostre metropoli verterà su una revisione degli assetti a tutto tondo di quartieri e municipalità per andare incontro alle nuove esigenze di vita e di lavoro che ci riguarderanno: ecco perché, mai come quest’anno, il tema della rigenerazione urbana è diventato centrale nel settore immobiliare anche del napoletano.

Ma tra il dire ed il fare, si sa, c’è di mezzo la pubblica amministrazione, che dovrà fare la sua parte tagliando e rimodulando quanto più possibile la pesantezza e la lentezza della burocrazia e favorendo un approccio generale più fluido ed efficace.

Ci ritroveremo, così, in nuovi quartieri forgiati con l’obiettivo di consentire alle persone una gestione libera del tempo, dotati di servizi h24, dove molti uffici lasceranno spazio a residenze più ampie e spaziose di quelle che sono tanto andate per la maggiore negli ultimi anni (monolocali e bilocali) dotate anche di spazi multifunzionali, interni ed esterni.

Ma ci sarà anche molto più di questo.

Che lo smog sia insano non è una novità, ma alcuni studi scientifici stanno dimostrando come il particolato possa diventare vettore per i virus, incluso, ovviamente, il coronavirus protagonista della pandemia oggi in atto.

Per questo, i nostri spazi urbani dovranno godere di un’aria più salubre, dovranno essere maggiormente igienizzati e ci abitueranno alla presenza di dispositivi tecnologici che monitoreranno la nostra salute attraverso, ad esempio, la misurazione della temperatura o la rilevazione di altri dati.

E per quanto riguarda il lavoro?

 

Un’impennata per lo smart working

Lo smart working in Italia è già regolamentato dal 2017, ma non è mai stato tanto sfruttato quanto in questo momento.

Quello che si prevede e che si renderà necessario sarà un potenziamento del lavoro agile che consentirà a tantissimi lavoratori di gestire al meglio la propria vita ed il proprio tempo: un punto a favore della produttività, delle famiglie, del nostro benessere psicofisico come singoli e come società.

Certo, ci vorrà tempo e sarà un processo generale abbastanza graduale, ma ci si aspetta che, una volta superata la pandemia, le transazioni immobiliari riprenderanno timidamente ad accumularsi, soddisfacendo le esigenze del mercato e tornando ai trend di crescita che si erano evidenziati nel 2019. Su questo, però, non ci sono ancora previsioni attendibili perché siamo ancora nel pieno dell’emergenza: il Covid-19, sostanzialmente, è ancora un virus che non ha un vaccino per essere sconfitto.

Non ci resta, quindi, che attendere i prossimi sviluppi.

        

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