Piazza Dante: da sempre luogo di ritrovo per i napoletani

Studenti che, ogni mattina, ne attraversano ogni centimetro e si siedono a sgranocchiare qualcosa sui gradoni che fanno da base all’imponente statua di Dante; turisti che passeggiano consultando cartine e navigatori satellitari, in cerca delle mete da visitare; napoletani che passeggiano addentando un crocchè appena fritto, gustando le patate che si sciolgono in bocca e la mozzarella filante che arriva al palato subito dopo; librerie, caffè letterari, botteghe.

Questo e molto altro è Piazza Dante, per Napoli.

 

Storia e curiosità

Piazza Dante, in origine, si chiamava Largo del Mercatello poiché ospitava, fin dal 1588, uno dei due mercati della città (di cui il più grande ed antico era quello di Piazza del Mercato, da cui il diminutivo).

La panoramica del sito, secoli fa, era completamente diversa: fino alla metà dell’Ottocento, infatti, a nord compariva un edificio delle fosse del grano e a sud le cisterne dell’olio; ma, se c’è una cosa che non è mai cambiata, è la folta presenza di bar ben frequentati, uffici, ospedali e punti culturali. Storicamente, infatti, la piazza è da sempre collegata ad intellettuali ed artisti.

L’apertura ufficiale di Port’Alba avvenne nel 1625 (anche se la popolazione aveva già creato nella muraglia il famoso pertuso abusivo per facilitare le comunicazioni con i borghi) e fu proprio da lì che la piazza acquisì maggior importanza, guadagnandosi la struttura attuale verso la seconda metà del Settecento grazie all’architetto Luigi Vanvitelli a cui era stato commissionato il “Foro Carolino“: si trattava di un monumento celebrativo di re Carlo di Borbone (da cui, appunto, “Carolino”), i lavori durarono ben 8 anni e portò a quel grande edificio dalle ali ricurve, tangente le mura aragonesi, che inglobava Port’Alba a ovest e affiancava la chiesa di San Michele ad est; la nuova struttura si fregiava di 26 statue rappresentanti le virtù di Carlo (di cui tre di Giuseppe Sanmartino, ideatore del meraviglioso Cristo Velato) e presentava una nicchia centrale che avrebbe dovuto ospitare una statua equestre del sovrano (mai realizzata). Sarà proprio questo punto rimasto incompiuto ad ospitare, inizialmente, una statua di Napoleone I, poi abbattuta al ritorno dei Borbone, e, successivamente, una piccola torre con un orologio, forata per diventare, nel 1843, l’ingresso al convitto dei gesuiti (ospitato nei locali dell’antico convento di San Sebastiano) che, con l’Unità d’Italia, sarebbe a sua volta diventato il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. La grande statua di Dante Alighieri, infine, è opera degli scultori Tito Angelini e Tommaso Solari junior e venne inaugurata nell’estate del 1871, data dalla quale la piazza è stata, ovviamente, intitolata al poeta.

Questa rivisitazione massiccia della struttura iniziale, da molti, è stata vista come un tentativo di cancellare tutte le tracce della dinastia borbonica, tendenza che, per la verità, ha dominato moltissimi luoghi della Napoli post-unità.

Piazza Dante, dunque, si è poi affacciata alla modernità con i recenti (2002) lavori per la Linea 1 della metropolitana, momento in cui è stata anche ridisegnata e riarredata da Gae Aulenti; lungo il suo perimetro sorgono ben 4 chiese monumentali ed è facile godersi tutte queste meraviglie perché, proprio dagli anni duemila, l’emiciclo della piazza è stato totalmente pedonalizzato. Nonostante questo, però, non mancarono le polemiche all’epoca dei lavori: venne, infatti, utilizzata la pietra lavica etnea al posto di quella vesuviana e furono cancellate le aiuole, il tutto per fare spazio, secondo alcuni, ad un esiguo numero di panchine e alle pensiline vetrate d’accesso alla stazione.

 

Insomma, Piazza Dante, proprio come tante altre zone di Napoli, ha vissuto con la città i suoi cambiamenti ed i suoi stravolgimenti, rimanendo, però, punto fermo della vita partenopea e di tutto ciò che le ruota intorno.

 

 

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