In Europa il valore delle case cresce, in Italia no

Secondo l’Eurostat (Ufficio Statistico dell’Unione Europea) la situazione del mercato immobiliare italiano sarebbe a dir poco anomala rispetto al resto dell’Europa.

Secondo i dati raccolti negli ultimi anni, infatti, il prezzo delle case, nella nostra Penisola, sarebbe cominciato a calare nel 2012 (-2,5%), con una “storia europea” fatta di alti e bassi sin dal 2009 ma, nel complesso, positiva (calo, due anni successivi di stabilità e aumento); l’Italia, invece, non sarebbe riuscita a risalire, con altri tre anni di calo (-6,5% nel 2013, -4,7% nel 2014 e -3,8% nel 2015), un 2016 stabile e un nuovo piccolo calo nel 2017 (-0,8%).

Ma cosa succedeva, di preciso, in Europa nel frattempo?

La situazione europea al microscopio

L’analisi Eurostat ha messo il focus anche sull’ultimo anno: nel primo trimestre del 2018, su base annuale, pare che, in linea generale, nell’eurozona (i paesi dell’Unione Europea che utilizzano l’euro) le case siano state maggiormente valutate (+4,5%) mentre, nel breve periodo, la crescita sarebbe stata più contenuta (+0,6%), almeno rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno.

In relazione, invece, all’Europa geografica, i dati sono ancora più incoraggianti: +4,7% di crescita su base annuale, +0,7% nel trimestre, con Lettonia, Slovenia, Irlanda e Portogallo sul podio (+13,7%, +13,4%, +12,3% e +12,2%).

Un panorama in cui l’Italia si inserisce in negativo, con il calo di prezzi annuale dello 0,4% e trimestrale dello 0,1%.

Ma ci sono altri Paesi che hanno registrato trend negativi, in riferimento annuale?

Sembrerebbe proprio di sì:

  • Svezia, -0,8%;
  • Cipro, -1,8%;
  • Malta, -4,7%.

 I motivi

Trattandosi di medie nazionali, ovviamente, non rispecchiano ogni grande centro di un intero Paese, in accezione singola. Milano, ad esempio, è forse l’unica metropoli con prezzi in crescita, in Italia; ma perché questa anomalia nello stivale?

Secondo l’Osservatorio Nomisma la ripresa italiana, dopo la crisi, sarebbe lentissima, c’è troppa offerta da smaltire e, in più, chi vendeva non ha mai considerato l’idea di abbassare i prezzi anche in un periodo economico difficile, come quello che l’Italia ha recentemente superato (e sta cercando di superare).

L’aspettativa per l’immediato futuro, però, è luminosa: grazie all’aumento di compravendite registrato negli ultimi periodi, queste percentuali potrebbero cambiare in positivo, guadagnando almeno qualche piccolo step.

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