Crowdfunding immobiliare, forti sviluppi anche in Italia

Come un mare è formato da tante gocce, così ogni investimento, per quanto portentoso, è costituito da tante piccole e grandi somme messe insieme.

È questo, in sostanza, che si cela dietro al concetto di crowdfunding – letteralmente “finanziamento dalla folla” -, un veicolo per donazioni in grado di avviare progetti importanti di startup molto giovani o, magari, prive di qualunque sostentamento economico. Oggi questa pratica è diventata così diffusa che sono stati creati dei portali e dei servizi appositi per regolarizzarne le attività con facilità (anche il colosso PayPal le ha dedicato una sezione) e le cose sono evolute, coinvolgendo anche altri settori.

Da qualche anno, infatti, in America si parla tantissimo di crowdfunding immobiliare: un’occasione da cogliere al volo per piccoli e medi investitori che hanno voglia di mettersi in gioco senza esborsi troppo proibitivi. Ma di cosa si tratta esattamente?

Investire per condividere i ricavi

Questo tipo di campagna si fonda totalmente sul fatto che, tramite internet, è possibile rivolgersi ad un pubblico potenzialmente mondiale, ricevendo denaro istantaneamente da ogni luogo del pianeta: una volta raggiunto l’obiettivo si può inviare una nota di ringraziamento a tutti oppure, meglio ancora – soprattutto nel caso in cui si tratti dell’avvio di un’attività commerciale – offrire un’anteprima del prodotto finale o una quota di partecipazione a livello aziendale.

Nel campo immobiliare tutto si rapporta, ovviamente, al settore: la riqualificazione di aree urbane, il finanziamento di nuove residenze, ma anche di sedi di enti, scuole o persino piste ciclabili, può essere fatto con la partecipazione di più investitori che acquistano, di fatto, le quote della società che si occupa del lavoro, condividendone, alla fine, i ricavi (equity crowdfunding). Insomma, una vera e propria colletta legale e regolamentata dalle leggi vigenti che può andare a sanare conti salatissimi grazie alla collaborazione di tanti, forte del fatto che ognuno può investire in maniera assolutamente personalizzata, in base alle proprie possibilità, ottenendone anche dei vantaggi.

Potrebbe essere davvero la risoluzione a tanti problemi del presente e del futuro, soprattutto in aree interessate da disagi economici. Ed è proprio per questo che anche in Italia questo tipo di proposta sta prendendo piede molto velocemente.

Dal 3° rapporto sul crowdfunding immobiliare del Politecnico di Milano, infatti, emergono dati incoraggianti che prospettano ottimi scenari di sviluppo per il nostro Paese, anche se i nostri numeri non si avvicinano ancora nemmeno lontanamente a quelli statunitensi.

Sono già un centinaio le piattaforme attive in tutto il mondo per questa “raccolta di investimenti” e, per quanto riguarda l’Europa, sono 2,1 i miliardi di euro relativi, con 10 milioni di euro provenienti proprio dalla nostra Italia, la prima nazione europea attrezzata con una normativa specifica per l’equity crowdfunding (estesa anche alle PMI con la Legge di Stabilità 2017). Anzi, tra i progetti più recenti messi in atto tramite questa pratica, c’è stato il recupero di Palazzo Cavour a Firenze, con riferimento all’unica piattaforma nostrana al momento disponibile per questo tipo di investimenti: la Walliance.

Insomma, non è ancora un fenomeno di massa, ma l’accoglienza è stata più che positiva e l’interesse cresce in maniera esponenziale.

Sarà proprio questo il trend del futuro?

 

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