La Villa di Poggioreale: testimonianza scomparsa di un passato nobile

Villa di Poggioreale

La Villa di Poggioreale è l’ennesima testimonianza di un passato glorioso e nobile non accuratamente conservato.
Molti napoletani non ne conoscono addirittura neanche l’esistenza. Nemmeno gli autoctoni della zona di Poggioreale, dal momento che a partire già dall’800 finì già in disuso e lasciato man mano all’incuria fino ad essere cancellata.

La costruzione della Villa avvenne per volontà di Alfonso II d’Aragona negli ultimi anni del XV secolo, fra il 1487 ed il 1490. Costituiva uno dei più importanti e magnifici palazzi del rinascimento napoletano.
Si ergeva fuori dalle antiche mura della città. Più precisamente in un’area tra le attuali via del Campo, via Santa Maria del Pianto e via Nuova Poggioreale.

L’origine della costruzione

Prima della costruzione, la zona in cui nacque la Villa di Poggioreale, era una zona paludosa. Nella zona scorreva l’acquedotto della Bolla (o Volla, dal cui nome deriva il comune limitrofo con il serbatoio chiamato Dogliuolo, dal latino Doliolum o Dolium ). Il quale portava le acque del fiume Sarno in città.
Nel 1485, il re Ferrante I provvedette ad un nuovo tentativo di bonifica della zona. Infatti, prima di lui anche gli Angioini ed altri regnanti aragonesi avevano provato a bonificare quelle terre al fine di utilizzarle, senza troppi risultati.
Realizzò dei canali di scolo come il Fosso reale e il Fosso del Graviolo. Queste assennate opere architettoniche aiutarono a debellare la malaria che si era insediata nella capitale del Regno di Napoli decimando la popolazione.
Intorno al 1487, il Duca di Calabria e futuro re Alfonso II acquistarono una masseria al Dogliuolo. Con l’immobile, s decise di realizzare una residenza reale extra moenia.

Il progetto e la realizzazione

Il progetto venne delegato all’architetto fiorentino Giuliano Da Maiano che curò la realizzazione fino al 1490, anno della sua morte, in cui però l’edificio era quasi del tutto terminato ed in parte già utilizzato dai sovrani.
Alcune fonti riferiscono che il sovrano Alfonso II non si fece e troppi scrupoli, per la realizzazione della villa, ad espropriare diversi terreni ai legittimi proprietari senza neanche dar loro un indennizzo.
Il complesso era quasi integralmente cinto da mura perimetrali.
Solo due lati esterni del palazzo principale erano aperti e privi di delimitazioni. Davano rispettivamente sulla strada che partiva da Porta Capuana e su di un’altra via che fiancheggiava il lato ovest della Villa.

L‘edificio era a due piani di forma quadrata. Erano presenti sia internamente sia esternamente dei loggiati su ogni lato. La struttura presentava agli angoli quattro torri, in ciascuna delle quali vi era una scala. Un punto di collegamento fra l’arte architettonica medievale e rinascimentale.

Il progressivo degrado fino al declino

Le fonti sono controverse sulle cause del progressivo abbandono e declino della struttura. Secondo alcuni, l’invasione francese ad opera di Carlo VIII e la conseguente fuga di Alfonso II in Sicilia, determinò l’abbandono del complesso regio. Secondo altri il declino comincio più tardi, fatto sta che il complesso fu man mano abbandonato ed al suo posto. In questa sede sottolineiamo ancora una volta i danni che può fare il degrado e l’abbandono.
Sebbene la villa non sia stata mai formalmente abbattuta, l’incuria del tempo ha completamente cancellato questa perla del rinascimento napoletano.

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