Storia del Quartiere Vomero da via Belvedere all’Antignano

Un tempo era solo collina e campi coltivati. Oggi il Vomero è uno dei quartieri residenziali più popolati e anche più prestigiosi di Napoli. Molti pensano che la storia del quartiere Vomero inizi verso la fine dell’Ottocento, con l’edificazione del Rione Nuovo e la realizzazione della funicolare di Chiaia. In realtà la storia del Vomero è molto più antica, e comincia ben prima di quanto molti credono.

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Via Belvedere: tra Vomero Vecchio e Vomero Nuovo

La storia del Vomero tra passato e presente trova proprio a via Belvedere un punto di congiunzione. Via Belvedere, una delle più antiche strade del Vomero, oggi sede di stupendi palazzi e ville prestigiose come Villa Carafa, edificata alla fine del Seicento per conto di un banchiere e mercante olandese, Ferdinando Vandeneynden, è da sempre l’arteria che congiunge il Vomero Antico, sorto in epoca romana, e il Vomero Moderno, urbanizzato a partire dal 1885 nell’ambito di un Piano di Risanamento con la costruzione delle celebri via Scarlatti, via Luca Giordano e piazza Vanvitelli.

Non tutti sanno che la storia del Vomero inizia più di due millenni fa: i primi insediamenti nella zona collinare risalgono infatti all’epoca greco-romana. La collina era infatti solcata dall’antica Via Neapolis Puteolis per colles, realizzata già dai coloni greci e migliorata dai romani, che collegava Napoli e Pozzuoli passando proprio per l’attuale via Belvedere, oltre che per l’antico borgo dell’Antignano.

Via Belvedere si è resa famosa anche in tempi più recenti per aver dato vita al primo focolaio delle Quattro Giornate di Napoli. Subito dopo la notizia dello sbarco degli americani, un gruppo di cittadini armati assaltò un’automobile tedesca proprio davanti alla masseria Pagliarone. Gli scontri si spostarono poi tra via Cimarosa e via Scarlatti, animando tutto il quartiere Vomero, tanto che la sede operativa della Resistenza fu organizzata all’interno del liceo Sannazaro. La vittoria dei partigiani ebbe luogo nei pressi dello stadio Littorio, oggi stadio Collana: la piazza che all’epoca si chiamava piazza Mascagni deve alle Quattro Giornate di Napoli il suo nome. In via Belvedere, e anche sulla facciata del liceo Sannazaro e a piazza Quattro Giornate ci sono tre lapidi che commemorano gli eventi della Resistenza.

Un’altra curiosità riguarda il suo nome: molti pensano che via Belvedere si chiami così perché affacciata un tempo su uno splendido panorama. In realtà la strada più antica del Vomero prende il nome da Andrea Belvedere, un abate pittore vissuto durante il Seicento.

Storia del Vomero: l’antico borgo dell’Antignano

Il borgo dell’Antignano è l’insediamento più antico del Vomero: cuore del Vomero Vecchio, il borgo contadino dell’Antignano è l’ideale prolungamento del decumano superiore che, partendo da via Tarsia, si arrampica su per la dorsale occidentale della collina Paturcium o Patruscolo, come si chiamava anticamente la zona collinare.

Il nome Vomero infatti deriva probabilmente dal “gioco del Vomere”, una sfida rurale in cui trionfava il contadino che riusciva, con il suo aratro e il relativo vomere, a tracciare il solco più lungo e più dritto nel terreno.

Le ipotesi sulla derivazione del nome “Antignano” invece sono molteplici: secondo alcuni il borgo contadino prese il nome dall’antica via Neapolis Puteoli per colles, che nel suo tratto vomerese veniva chiamata “antoniana” perché eletta a residenza dall’imperatore Antonio; secondo altri invece il nome “Antignano” ha una connotazione eminentemente geografica, dovuta alla collocazione del borgo che sovrasta il lago di Agnano, quindi “ante-Agnanum”.

Il borgo di Antignano divenne celebre negli anni anche perché la leggenda vuole che di qui sia passato il corpo di San Gennaro durante il trasferimento da Pozzuoli a Napoli. Accanto alla Chiesa di San Gennaro a Antignano c’è ancora un’edicola votiva che celebra il passaggio delle sacre reliquie del santo patrono di Napoli. Inoltre, secondo numerose fonti risalenti al Medioevo, la chiesa di San Gennariello (oggi Piccola Pompei), sita in via Filippo Cifariello, sarebbe il primo luogo in cui si è verificato storicamente il miracolo della liquefazione del sangue.

La storia del Vomero: da Castel Sant’Elmo alla Floridiana

Fino al Cinquecento, il Vomero, con l’insediamento rurale dell’Antignano, rimase per la maggior parte una zona boschiva. I pochi sentieri che permettevano di raggiungere la collina dal centro storico di Napoli, il Petraio, la Pedamentina, l’Infrascata – oggi via Salvator Rosa – e Calata San Francesco, erano in forte pendenza e disagevoli, a causa del pietrisco che vi si depositava defluendo insieme alle acque piovane dai Camaldoli. Da questa conformazione del terreno prende il nome il quartiere Arenella.

La storia del Vomero inizia a cambiare a partire dalla fine del Cinquecento, quando Carlo V di Borbone ordinò l’ampliamento del Castello di Belforte, eretto trecento anni prima dagli Angioini sulle rovine di un antico torrione di vedetta normanno.

La costruzione di Castel Sant’Elmo diede vita a una crescente urbanizzazione della zona collinare: molti borghi sorsero, e iniziarono poi a agglomerarsi in veri e propri villaggi. A quest’epoca risale anche la costruzione delle prime ville nobiliari. Molti nobili infatti presero l’abitudine di trascorrere l’estate nella zona collinare per sfuggire alla calura della città: questa tendenza aumentò dopo l’epidemia di peste (1656), che vide il Vomero diventare rifugio dei nobili che cercavano di sfuggire al contagio, per consolidarsi definitivamente tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando Ferdinando I di Borbone ordinò la ristrutturazione della odierna Villa Floridiana, per farne dono alla moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, da cui la villa e lo splendido parco circostante prendono il nome.

Il Risanamento e il Nuovo Rione Vomero

Il Vomero inizia a assumere le sembianze che conosciamo con il Risanamento di Napoli, a partire dalla fine dell’Ottocento, quando si gettarono le fondamenta per la costruzione del Nuovo Rione.

Dopo l’Unità d’Italia, Garibaldi in persona aveva suggerito l’idea di costruire nuovi nuclei urbani sulla collina del Vomero, che nella sua visione avrebbero dovuto accogliere la plebe e le classi proletarie; il Risanamento invece trasformò il Vomero, già nei secoli precedenti eletto a residenza nobiliare, in un quartiere residenziale su modello parigino. Ne sono un esempio la caratteristica pianta a stella di piazza Vanvitelli, che ricorda quella di Place de l’Étoile, oggi piazza Charles de Gaulle, sede dell’Arco di Trionfo a Parigi.

Durante il Risanamento furono costruite via Scarlatti, via Luca Giordano, via Bernini, via Morghen e piazza Vanvitelli. All’inizio del Novecento lungo queste strade iniziarono a sorgere i primi palazzi in stile neorinascimentale e le villette di via Luca Giordano, esempio di liberty partenopeo.

La nascita del “Nuovo Rione” Vomero è riassunta in questo splendido video, realizzato con foto d’epoca:

        

2 Responses to “Storia del Quartiere Vomero da via Belvedere all’Antignano”

  1. Elena D'Angelo ha scritto:

    Rivivo la mia infanzia, la mia adolescenza e tutta la mia giovinezza!

  2. alberto visco ha scritto:

    meraviglioso vedere e/o rivedere alcune immagini del vero Vomero: grazie!

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