Cane che abbaia e disturbo della quiete, ecco quando scatta il reato

I tempi in cui avere un animale domestico  in casa era un lusso per pochi sono ufficialmente finiti. Gli animali da compagnia, ma sopratutto i cani, sono ormai presenti in percentuale sempre maggiore all’interno delle famiglie italiane, e da molti ne vengono considerati dei veri e propri membri. L’Italia si sta lentamente adeguata a questa nuova mentalità, mettendo a disposizione degli amici a quattro zampe sempre più strutture attrezzate, e permettendogli l’acceso in diversi locali pubblici, dove prima invece, il loro soggiorno poteva costituire un serio problema. Ad oggi quindi, la vita di cani, gatti e dei loro padroni può essere considerata decisamente più semplice anche se, che questi vivano in un condominio o in una villetta a schiera, devono ancora rispettare alcune regole, per far si che la pacifica convivenza con i vicini di casa non venga lesa in alcun modo.

Prima d’inoltrarci nel vivo del discorso è bene fare una precisazione: all’interno del seguente articolo per una questione di “comodità” redazionale si parlerà principalmente di cani, in quanto sono stati i principali protagonisti di casi giunti al cospetto dei giudici, ma il discorso va applicato a tutti gli animali domestici capaci di poter causare “fastidio” alla quiete pubblica, quindi anche i gatti con il loro miagolio, e perfino alcune specie di uccellini.

Cane che abbaia e la sussistenza del reato

L’odore sgradevole proveniente dai bisogni dell’animale, o i rumori da questi prodotti sono tra le cause più frequenti di litigio tra vicini. Al fine di appianare tali divergenze, la legge ha messo a disposizione dei “soggetti disturbati” una serie di provvedimenti che, stando a quanto stabilito dalla Cassazione in una recente sentenza, possono essere :

  • Azione civile con richiesta di risarcimento del danno, nel caso in cui il rumore o l’eventuale cattivo odore superi la soglia di tollerabilità, valutata dal giudice a seconda del caso in questione. Tale provvedimento può essere esercitato anche da un singolo individuo (il vicino del piano di sotto o quello che abita nella casa affianco) e si articola in : atto di citazione, condanna al pagamento dell’indennizzo e, ordine di evitare in futuro che la questione si ripeta.
  • Azione penale, che porta ad una vera e propria condanna per disturbo alla quiete pubblica, con successivo sequestro dell’animale molesto. Per poter portare a termine questa tipologia d’azione, ad essere disturbate devono essere più persone facilmente individuabili, come l’intero vicinato: si pensi al caso di un cane lasciato abbaiare diverse ore del giorno o della notte, in un giardinetto o sul balcone della casa.
  • Procedimento d’urgenza civile, che ricorrendo all’articolo 700 del codice di procura civile, permette di richiedere l’allontanamento o il sequestro del cane molesto.

Ma, quand’è che l’abbaio del cane è da considerare molesto?

Come tutti i padroni degli amici a quattro zampe sapranno, la giurisprudenza ha di recente riconosciuto al cane il suo diritto ad abbaiare, definito “bisogno fisiologico” e , in quanto tale, deve essere necessariamente rispettato dai vicini.
Diverso discorso invece si ha quando l’abbaio del cane sia anomalo: ossia incessante e tale da disturbare la normale attività delle persone – si pensi per esempio al caso in cui l’animale si trovi nei pressi di un’ospedale – o il loro riposo. In ogni caso, secondo la giurisprudenza, l’abbaio del cane viene considerato “reato” quando il rumore  superi la soglia di “rumore di fondo”, arrivando a toccare i  3 decibel.

 

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