Storia di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli

La notizia è arrivata quest’autunno come un fulmine a ciel sereno: tutte le opere custodite nel museo del meraviglioso Palazzo Zevallos Stigliano di Via Toledo, a Napoli, molto probabilmente traslocheranno nell’adiacente edificio storico del Banco di Napoli per far posto alla Normale del Sud; un progetto al quale stanno lavorando i vertici della Scuola superiore meridionale e il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi.

Quanto ci sia di vero, però, è ancora tutto da stabilire.

Parliamo di uno dei luoghi d’arte più iconici della metropoli, visitato da oltre 200 mila persone all’anno, incastonato in una matriosca di meraviglie nel centro storico della città. In effetti, ci sono anche motivi “obbligati”: il palazzo, infatti, richiede importanti e onerosi lavori di adeguamento (piani antincendio, vie di fuga, messa in sicurezza etc) che, in questo modo, non andranno sostenuti da Banca Intesa (affittuaria del sito fino al 2020) ma dall’ateneo: una spesa affrontabile facilmente grazie ai fondi stanziati dal governo, che gli ha concesso ben 80 milioni di euro (spalmati in 5 anni). In questo modo, la Scuola si assicurerebbe una sede decisamente prestigiosa in cui ospitare studenti e docenti provenienti da ogni angolo del mondo.

Ma qual è la storia che si cela all’interno delle sale di questo palazzo così amato dai napoletani?

Pillole di storia su Palazzo Zevallos

Quando Cosimo Fanzago disegnò per Giovanni Zevallos, Uffiziale di Corte e duca di Ostuni, il progetto per quello che sarebbe stato il suo palazzo, Via Toledo non era ancora il polo commerciale (e sociale) che conosciamo oggi: erano gli anni tra il 1637 ed il 1639, lo stesso periodo in cui Zevallos, che avrebbe voluto erigere la dimora familiare nei Quartieri Spagnoli, si rese conto che era necessario deviare altrove per i lavori (su Via Toledo, appunto) a causa del già sopraggiunto affollamento di strutture in zona.

Danneggiato durante le sommosse popolari del 1647, l’edificio fu venduto intorno al 1653 ad un ricco mercante fiammingo, Giovanni de Vandeneynden: la figlia sposò il principe di Sonnino, don Giuliano Colonna Stigliano, e la proprietà passò a lui nel 1688. Da qui il doppio nome che ci è tanto familiare.
Tuttavia, nel XIX secolo la famiglia Colonna Stigliano abbandonò il palazzo a causa di dissidi interni e lo frazionò: l’immensa struttura, così, finì in mano ai privati di cui la porzione più importante, quella oggi visitabile, fu comprata dai banchieri Forquet, a cui si devono gli abbellimenti dello scalone principale e di alcune sale del primo piano.

Siamo arrivati, così, nel periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando la Banca Commerciale Italiana acquisì l’intero edificio e ne affidò una ristrutturazione all’architetto Luigi Platania: da lì, la facciata ed il cortile in piperno (che venne chiuso, trasformandosi in un grande salone) ottennero l’aspetto che conosciamo oggi e prese vita la meravigliosa e monumentale scala in marmo interna. Dal 1920, quindi, l’edificio tornò ad essere, dopo quasi un secolo, un unico palazzo.

Oggi

Negli anni Duemila e, precisamente, nel 2001, l’attuale Intesa Sanpaolo (ex Banca Intesa) ha ereditato il palazzo in occasione di un processo di fusione e, al suo interno, ha custodito e messo a disposizione del pubblico circa 120 opere d’arte della collezione di Gallerie d’Italia, proprietà – appunto – del gruppo Intesa Sanpaolo. Il tutto, nella meravigliosa cornice di un palazzo storico e monumentale.

Non resta che trovare la “scusa” per visitarlo in questa veste, prima che sia troppo tardi!

 

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