Parco Vergiliano a Napoli: le tombe di Virgilio e Leopardi

Quasi nascosto alla vista e destinato ad essere calpestato ed ammirato da pochi, il Parco Vergiliano a Piedigrotta, in realtà, custodisce tantissimi tesori che sono preziosi non solo per i partenopei, ma per gli italiani e il mondo intero.

Come mai?
Perché oltre ad offrire tra i panorami più belli della città, è dimora delle tombe di Virgilio e Leopardi che, ogni giorno, sono meta di tantissimi turisti.

L’ubicazione

Camminare per le stradine del parco è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita: si trova ai piedi della collina di Posillipo, alle spalle della Chiesa di S.Maria di Piedigrotta e a pochissima distanza dalla stazione di Mergellina; venendo da Fuorigrotta, ce lo si trova sulla destra, messo in evidenza dalla segnaletica.

Chiuso il martedì, è aperto dal mercoledì al lunedì dalle 10 del mattino fino alle 14:50 (ma nella bella stagione e in varie altre occasioni l’orario si protende fino al tramonto) e la visita è totalmente gratuita.

I tesori

Come abbiamo anticipato, il sito ingloba diversi monumenti ma anche beni di valore archeologico:

  • la tomba di Virgilio – si tratta, in realtà, di un cenotafio, un colombario di età romana che fa da monumento sepolcrale tradizionalmente ritenuto la tomba del poeta;
  • la tomba di Leopardi – il poeta, morto a Napoli, venne inizialmente sepolto nella vecchia chiesa di San Vitale Martire a Fuorigrotta; poi, le sue spoglie furono portate nel 1939 in questa sorta di ara a base quadrata situata all’interno di una piccola grotta artificiale, corredata di una stele incisa su pietra e firmata da Vittorio Emanuele III;
  • la Crypta Neapolitana - detta anche Grotta di Pozzuoli o di Posillipo, ad oggi non è purtroppo visitabile ma si presenta come una imponente galleria d’epoca romana che, ai tempi, collegava Mergellina con Fuorigrotta; nata per scopi militari (anche se la tradizione vuole che sia stata realizzata da Virgilio in una sola notte, grazie alla sua potente arte magica), è attualmente in attesa di lavori di restauro e presenta a lato un verso di Leopardi dedicato proprio a Virgilio.

Percorrendo il viale, inoltre, si incontra un’edicola in piperno con due lapidi (poste nel 1668 per volontà del viceré Pietro Antonio d’Aragona) che elencano le sorgenti d’acqua termale presenti nell’area flegrea – da Fuorigrotta fino a Pozzuoli -, e le malattie che potevano curare.

Ancora, salendo la scalinata che porta al colombario, ci si ritrova davanti il condotto dell’acquedotto augusteo del Serino e, poco dopo, una nicchia con resti di affreschi medievali di una chiesa preesistente.

In realtà, prima che l’intera location venisse acquisita dallo Stato (dopo l’Unità d’Italia) è passata per le mani di diversi privati, che hanno vissuto nei suoi pressi in una grande villa con annesso casino agreste; tra l’altro, lo status di “parco” si è avuto solo intorno al 1930, in occasione del bimillenario delle Celebrazioni Virgiliane, dopo più sistemazioni e restaurazioni che sono culminate, poi, nell’apertura al pubblico nel 1976.

Oggi è monumento nazionale.

Curiosità

Sulle spoglie di Leopardi se ne sono dette, negli anni, di tutti i colori: molti studiosi, infatti, hanno messo in dubbio che i resti custoditi nel Parco Vergiliano appartengano proprio al poeta.

Leopardi, infatti, morì nel 1837 e la vecchia chiesa di San Vitale fu rasa al suolo dal regime fascista: la sepoltura è sempre stata avvolta nel mistero, perché c’è stato chi ha parlato addirittura di una fossa comune e non si è certi dell’attendibilità dell’unica testimonianza diretta pervenuta da parte dell’amico Antonio Ranieri.

Per quanto riguarda Virgilio, invece, la camera funeraria che si trova all’interno del sepolcro possiede dieci nicchie ed è coperta da una volta a botte con tre piccole aperture da cui filtra la luce: è, come abbiamo visto, un colombario romano di una sconosciuta famiglia di epoca augustea ed è soltanto una leggendaria tradizione a raccontare che qui siano custodite le spoglie mortali del poeta latino, che per molto tempo ha abitato a Napoli. D’altro canto, attaccata alla parete rocciosa dello stesso monumento, vi è una piccola epigrafe marmorea risalente al 1554 su cui i canonici del vicino convento di S. Maria di Piedigrotta sottolinearono con sarcasmo questa ambiguità. La scritta riporta:

Qui cineres? Tumuli haec vestigia: conditur olim / ille hic qui cecinit pascua rura duces

(“Quali ceneri? Queste sono le vestigia del tumulo. Fu sepolto un tempo qui colui che cantò i pascoli, i campi, i condottieri”).

Insomma, tanti misteri ancora da svelare!

 

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