Napoli è una città spettacolare con le sue infinite bellezze e particolarità. Una città sostanzialmente marittima, ma che si erge su colline e promontori, divenendo a tutti gli effetti “obliqua”, così come sono oblique le sue strade, che dall’alto delle colline scendono al mare. A volte le pendenze sono piuttosto accentuate, ma la resa in termini di vista panoramica ripaga da ogni sforzo compiuto nel percorrerle. Una di queste strade è Calata San Francesco, una discesa che parte dal Vomero ed arriva a Chiaia. Una delle più suggestive.
Calata San Francesco: caratteristiche
A Napoli, molti la conoscono come “l’imbrecciata”, per le breccie e i sassolini che la ricoprivano anticamente. Calata San Francesco sorge nell’alveo di un fiume, che storicamente calava dall’alto della collina al mare. Non si conosce una datazione precisa della nascita della calata, ma ci sono delle illustrazioni del ‘600, in cui era già presente e visibile. La strada è molto lunga ed è caratterizzata da una forte ripidità; lungo di essa, la parte stradale si alterna a delle piccole scalette che permettono una discesa più agevole. La strada è praticamente orientata verso sud: il sole vi si affaccia in tutto il suo splendore, mentre la strada guarda verso Capri. Lungo la calata verso il mare, la lunga via incontra e taglia quattro arterie importanti per Napoli: via Aniello Falcone, via Tasso, Corso Vittorio Emanuele e via Crispi. Ad ogni modo, per percorrerla nella sua interezza, bisogna partire da via Belvedere e proseguire verso il basso. Dopo un pò diventerà via Arco Mirelli, anche se il tratto è lo stesso di Calata San Francesco.
Le bellezze lungo la calata
Mentre si scende lungo Calata San Francesco, dal Vomero verso il mare, la vista si affaccia su scorci della città, a dir poco unici, ammirabili solo da questa stretta discesa. Appena terminato il primo tratto, subito dopo aver incrociato via Aniello Falcone, la parte di strada si interrompe, lasciando spazio alle sottili scalinate. Da questo punto in poi, la calata è interdetta ai veicoli a motore. Pochi metri dopo l’inizio della scalinata, vi è una curva, superata la quale, si apre, agli occhi del visitatore, una vista panoramica sul Castel dell’Ovo e tutto il golfo. Tuttavia, mentre la si percorre, è bene non tenere gli occhi fissi solo sul panorama, ma portarli anche a guardarsi intorno, per non perdersi lo scenario della via che cambia mentre si scende, e per non perdersi le soste obbligate.
Calata San Francesco e dintorni
Le soste obbligate si trovano in dei punti specifici di Calata San Francesco, in cui si rende omaggio a personaggi illustri che hanno reso celebre la città. Che tipo di omaggi? Ad esempio, nel punto in cui la calata si interseca con via Aniello Falcone, ci sono giardinetti panoramici intitolati a Nino Taranto. Da questi, si scorge un panorama suggestivo su Mergellina e il Golfo di Napoli. Dove la calata si interseca con via Tasso, c’è invece un omaggio a Vinceno Gemito, artista scultore, consistente in una targa recante il suo nome. Tra Calata San Francesco e via Crispi invece, si trova la chiesa di San Francesco degli Scarioni, chiesa da cui, la calata prende il nome. Lungo la calata, non ci sono solo le arterie principali della Napoli collinare, ad intersecarla, ma anche tutta una serie di viuzze secondarie, dalle caratteristiche tipiche, che meritano comunque una visita. Proprio di fronte alla chiesa di San Francesco agli Scarioni, si trova via Santa Luisa di Marillacc, fondatrice dell’ordine delle figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Una via come le altre, se non fosse per il fatto che qui si trova il convento dell’ordine. Nel vicolo regna un silenzio irreale, mentre all’interno della struttura, si trova un viale rappresentato da alberi e colonne bianche.