Situato in Via Giardini Molosiglio, il Molo San Vincenzo è un lungo lembo di terra che per secoli ha rappresentato uno dei punti più centrali di Napoli. Qui, infatti, c’era la sede della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Ma la sua storia, in realtà, è molto più antica e risale addirittura al 1200.
Andiamo insieme alla scoperta di questo angolo particolare del capoluogo partenopeo.
La storia del Molo San Vincenzo
Le origini del Molo San Vincenzo risalgono al 1268. Sotto il regno di Carlo I d’Angiò, infatti, iniziò la costruzione di una torre militare sull’isolotto posto dinanzi Castel Nuovo. Il nome deriva dalla piccola chiesa che campeggiava proprio in quel posto, chiamata appunto monastero di San al Volturno di Isernia. Qualche secolo più tardi, precisamente verso la fine del’500, il Viceré Conte di Olivares fece avviare dei lavori nel porto di Napoli e, di conseguenza, il molo subì profonde trasformazioni. In particolare, i lavori affidati a Domenico Fontana avevano lo scopo di allungare il molo, ma il progetto verrà completato solo dopo molto tempo, tra il 1826 e il 1836, sotto il regno di Ferdinando II di Borbone. Da quel momento, e fino alla seconda guerra mondiale, il molo divenne la sede della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, dove venivano varate le navi e dove si fondevano i cannoni. Tuttavia, il molo è noto ai napoletani anche perché da qui, alla fine dell’800, partivano gli emigranti per l’America.
Ad ogni modo, ancora oggi, gli edifici che si affacciano sulla Darsena Acton appartengono alla Marina Militare e gran parte della banchina è gestita dall’Autority portuale. Nel corso del ‘900, l’area è stata arricchita anche da un eliporto, costruito dopo il terremoto in Irpinia del 1980, ma che non è mai entrato in funzione. Inoltre, vi è anche una statua di San Gennaro, posta sull’estremità del molo.
La Lanterna del Molo di San Vincenzo
Uno degli elementi più importanti che caratterizzano il Molo di San Vincenzo è senza dubbio la Lanterna alla fine del Braccio Alfonsino. Venne fatta realizzare dal Re Ferrante d’Aragona con lo scopo di mostrare la via e accogliere i naviganti. Con il passare degli anni, la struttura è diventata un vero e proprio simbolo della città, essendo sopravvissuto a numerose catastrofi che hanno colpito la città. Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel 1950, vennero effettuati alcuni lavori di restauro per la ricostruzione della testata.