Il Palazzo Sangro di Casacalenda è uno dei numerosi gioielli architettonici del centro storico di Napoli. La costruzione della residenza sita nella di Piazza San Domenico Maggiore fu commissionata dalla Duchessa di Casacalenda Marianna de’ Sangro già moglie di Lutio de’ Sangro.
Della commissione ne riporta la testimonianza la stipula del contratto con il Mastro Fabbricatore Donato Cosentino. Mario Gioffredo, ai tempi uno dei più celebri architetti e ingegneri di Napoli fu il progettista e supervisore dei lavori incaricato alla “modernizzazione, ampliazione e mutazione in altra forma”. Successivamente, la fine dei lavori fu affidata a Luigi Vanvitelli.
Il progetto iniziale di Palazzo Sangro di Casacalenda
Le intenzioni iniziali della duchessa erano quelle di ristrutturare la dimora senza stravolgere le caratteristiche architettoniche dell’edificio preesistente. Tra gli elementi che sarebbero dovuti restare immutati, lo scalone interno, realizzato da Cosimo Fanzago, noto scultore e architetto napoletano responsabile della costruzione di opere molto importanti per la città come il Palazzo Donn’Anna, la Certosa di San Martino e la Chiesa di Santa Teresa a Chiaia, nonché dello stesso obelisco della Piazza antistante il palazzo.
Le necessità della famiglia erano quelle di ampliare la dimora inglobando i locali di servizio della chiesa di Santa Maria della Rotonda prevedendo la costruzione di un ponte che potesse collegarli con la residenza del Duca Borgia.
Durante la fase di progettazione molti piani cambiarono e il desiderio di estensione orizzontale fece spazio alla necessità di ricercare la verticalità aumentando l’altezza del palazzo di un ulteriore piano dando vita a una e nuova riprogettazione. Nonostante quanto richiesto, il Gioffredo apportò delle modifiche molto importanti della struttura tanto da demolire lo scalone pur riutilizzando tutti i materiali recuperati. In questa fase dei lavori riemersero numerosi frammenti archeologici ancora oggi in parte visibili alle spalle del palazzo. La duchessa Marianna di Sangro, non contenta degli interventi volti allo stravolgimento delle qualità del palazzo fortemente voluti dal Gioffredo e non riconoscendone il sovrapprezzo decise di non retribuire l’architetto per il lavoro svolto, iniziando una lunga causa tra le parti che perdurò fino agli inizi del XIX secolo e che nondimeno lese in modo importante la reputazione del maestro, che riuscì a ottenere successivamente solamente due commissioni prima della sua morte.
L’intervento di Luigi Vanvitelli
I lavori iniziati dal Gioffredo vennero interrotti a causa delle controversie sopra descritte, proseguirono per mano di Luigi Vanvitelli, già noto architetto napoletano. Pare che il Vanvitelli confermò gli errori imputati al maestro precedente tra cui le evidenti debolezze strutturali che di li a poco si palesarono attraverso crepe e lesioni interne al palazzo.
Anche se le destinazioni d’intervento dei due artisti sono tuttora difficilmente riconoscibili con massima certezza, Vanvitelli si dedicò all’accomodamento delle suddette lacune strutturali attraverso sottofondazioni, rinforzi murari, puntellatura e sostituzione dei marmi con mattoni più leggeri e intonaco.
Il subentro della famiglia Del Balzo e i decenni successivi
Nel 1831 la famiglia de’ Sangro fu costretta a frazionare l’immobile perché nessuno degli eredi era in grado di sostenere finanziariamente un palazzo così maestoso. Nel 1831 la famiglia Del Balzo acquistò il secondo piano, nel 1845, il palazzo aveva molti proprietari diversi. Da quel momento ulteriori numerosi interventi coinvolsero il Palazzo, tra questi anche la brutale mutilazione nel 1922 di una campata riducendo a otto il totale delle stesse per contribuire, unitamente alla demolizione della Chiesa di Santa Maria della Rotonda, l’ampliamento di via Mezzocannone.
Nonostante gli interventi drastici applicati per la riduzione dello spazio occupato dal palazzo, i numerosi esempi di affreschi realizzati a cura di Fiaschetti furono staccati prima dei lavori di demolizione e sono tuttora conservati nel museo di Capodimonte. D’altra parte, nel Palazzo di Casacalenda è ancora presente la bellissima Allegoria di Giove in Olimpo.