Quale contratto conviene stipulare per l’affitto di casa agli studenti?

L’affitto casa agli studenti fuori sede è il motore che spinge il mercato immobiliare delle grandi metropoli italiane, tra cui Milano, Napoli e Roma. Tale settore ha conosciuto negli anni una crescita esponenziale, che ha spinto la legge a muoversi di conseguenza elaborando un contratto d’affitto su misura:  il contratto transitorio per studenti universitari (Legge 9 dicembre 1998, n. 431, articolo 5, comma 3).

Questo tipo di contratto prevede una durata minima di almeno 6 mesi, fino ad arrivare ad un massimo di 3 anni con rinnovo automatico alla prima scadenza.

Per poter stipulare tale contratto però, è necessario essere in possesso dei seguenti requisiti:

  1. lo studente deve essere residente in un Comune differente rispetto a quello in cui è situato l’immobile affittato;
  2. la residenza dello studente deve essere riportata all’interno del contratto d’affitto;
  3. nel Comune in cui è situato l’immobile da affittare devono essere presenti sedi universitarie o distaccamenti.

Il contratto di locazione transitorio comporta una serie di vantaggi e svantaggi, validi sia per il proprietario dell’immobile che per lo studente.

Tra gli svantaggi va menzionato il vincolo per la fissazione del costo d’affitto: ovvero il canone mensile non può essere svelto liberamente, ma viene stabilito in base a degli accordi stipulati da organizzazioni sindacali, università e associazioni degli studenti, che si muovono all’interno di  specifici limiti minimi e massimi.

Per quanto riguarda i vantaggi, agli studenti, ovvero gli inquilini, è permesso accedere alla detrazione dei canoni d’affitto pagati, che permettono un risparmio pari a €500. Mentre, per quanto riguarda i vantaggi portati dal contratto di locazione transitorio a padroni di casa vediamo:

  1. l’accesso alla tassazione agevolata prevista per la cedolare secca al 10%;
  2. la riduzione dell’aliquota prevista dal Comune per Imu e Tasi al 75%;
  3. la riduzione del reddito imponibile dei fabbricati locati al 30%, a patto che, all’interno della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si intende usufruire della agevolazione in oggetto, vengano indicati gli estremi di registrazione del contratto di locazione, l’anno di presentazione della dichiarazione IMU, il Comune in cui è ubicato l’immobile.

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