Storia del Borgo Santa Lucia a Napoli

A guardarlo, oggi, sembrerebbe soltanto un nugolo di localini e trattorie tradizionali napoletane, un agglomerato di folla brulicante che beve, mangia, ride e passeggia al cospetto del mare e dell’imponente Castel dell’Ovo sullo sfondo.

Ma il Borgo Santa Lucia non è mai stato solo questo.

Le origini

Vi siete mai chiesti perché gli abitanti del borgo si chiamino luciani?

Il territorio di estensione di questo storico rione della città corrisponde a quello amministrato dalla Parrocchia di Santa Lucia a Mare e si allunga fin sull’isolotto di Megaride, includendo, come detto, il Borgo Marinari, il Castel dell’Ovo e un tratto di Via Chiatamone e Via Partenope, all’altezza della ex sede de “Il Mattino”; dall’altro lato, invece, ingloba il Molosiglio e le pendici del Monte Echia (con il “Pallonetto di Santa Lucia“) sviluppandosi fin quasi Monte di Dio. Il tutto, all’interno del Quartiere San Ferdinando.

Raccontare la sua storia è un po’ ripercorrere quella dell’intera città, tornando indietro nel tempo a quel lontano VIII secolo a.C. quando fu fondata l’antica Parthènope, ad opera dei Cumani, sul Monte Echia.

Si dice che sia proprio qui che il generale romano Lucio Licinio Lucullo fece innalzare la sua imponente e sfarzosa villa nota come Oppidum Lucullianum, dove avrebbe anche speso i suoi ultimi giorni l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto. In epoca imperiale, invece, la zona diventò famosa per la sua vicinanza alle cosiddette grotte platamonie, cioè “scavate dal mare”, spesso utilizzate per rituali magici; tutto questo, però, durante il Medioevo subì un’inversione di marcia e la celebrità si trasformò in decadenza, mentre la villa di Lucullo venne tramutata in un monastero che, a sua volta, sarebbe poi divenuto una fortezza a guardia del golfo in epoca normanna.

Sul territorio, nel tempo, si sarebbero succeduti brasiliani, provenzali, spagnoli: durante il vicereame di questi ultimi, infatti, il borgo fu oggetto di un’opera di riqualifica che incluse anche l’antica rua provenzale che diventò strada Gusmana; il circondario diventò presto un borgo di pescatori e commercianti che, in futuro, furono intimi artigiani e fornitori dei Borbone.

Quello che era stato un ambiente, in fondo, rozzo e povero, quindi, cominciò lentamente ad acquisire sempre più valore, prendendo il nome di Santa Lucia (da cui, appunto, vennero appellati luciani i suoi abitanti) da una chiesa che fu demolita per livellare la strada. Era nata, così, una fetta di città che avrebbe attirato turisti elitari nel periodo del Grand Tour, dove principi e nobili avrebbero fatto costruire ville, palazzi e casini sul mare per sorprendere i propri ospiti.

Furono tantissime le personalità di spicco, i re e le regine che passarono di qui, ma va sicuramente ricordato che in questo rione così ricco di vita abitò anche l’ammiraglio Francesco Caracciolo che, dopo la sua triste fine (impiccato e gettato in mare) venne ripescato proprio dai luciani e seppellito nella chiesa di Santa Maria della Catena.

L’evento più significativo che riguarda il luogo però, è certamente quello della colata a mare che ha completamente trasformato l’urbanistica dell’intera città; ma ci volle ancora qualche anno per giungerci. Nel 1845, infatti, il livello del lungomare venne rialzato e, conseguentemente, venne interrata la fabbrica cinquecentesca del santuario; fu proprio qui che si edificò, a ricordo, una nuova chiesa. Nel 1943, però, durante la Seconda guerra Mondiale, i bombardamenti alleati distrussero praticamente tutto e una nuova struttura religiosa, che ricordava molto il modello precedente, poté venir ricostruita soltanto grazie alle offerte dei parrocchiani.

Siamo arrivati, così, in punta di piedi all’Unità d’Italia, con un “risanamento” che comprese la famosa colmata a mare con un progetto che venne modificato più volte e messo in opera soltanto nel 1895: venne, quindi, creato l’attuale Rione Orsini, aperto un nuovo tratto di Via Partenope e Via Santa Lucia si ridusse ad una strada interna; vennero anche contestualmente edificate delle case popolari al Borgo Marinari, il tutto non senza opposizioni degli intellettuali dell’epoca che si resero conto di quanto il fascino della zona ne avrebbe patito le conseguenze. In un clima non proprio favorevole, però, tra canzoni e attacchi di protesta, il carattere turistico e residenziale dell’area continuò ad aumentare, complice la geografia del luogo che ha sempre regalato panorami mozzafiato che hanno fatto la fortuna di imponenti alberghi sorti nel tempo sul suo perimetro.

Da lì si originarono anche i circoli nautici che hanno ospitato grandi atleti e gare olimpiche e tutta una serie di ristorantini e bar d’élite che, ancora oggi, vengono frequentati dalla Napoli bene e da una larghissima fetta di visitatori. Con il suo skyline e i suoi scorci poetici, Santa Lucia ha ispirato artisti e intellettuali di tutto il mondo, tant’è che sono tantissimi i quadri che la raffigurano prima e dopo la colmata a mare.

Addirittura, le sue strade sono presenti nel cinema sin dagli albori del settore, grazie ai fratelli Lumière, che le inserirono in un breve filmato sulla città di Napoli del 1898.

 La festa della ‘Nzegna

Non bisogna dimenticare che è proprio qui che è andata a lungo avanti una tradizione ancora oggi ricordata ma non più messa in opera: la festa della ‘Nzegna. Si trattava di una usanza strettamente imperniata sulla vita quotidiana dei luciani, che se la tramandavano di generazione in generazione, probabilmente addirittura sconosciuta – o quasi – per tanti napoletani: all’alba del 28 Agosto, giorno di S.Agostino, i festaiuoli che si riunivano sulle banchine venivano lanciati in mare, senza fare eccezione tra popolani, preti e militari. I festeggiamenti avvenivano in costume d’epoca borbonica, addirittura imitando ed inscenando le personalità di Ferdinando IV e di Carolina in sfilate grottesche e ironiche.

Stando alle testimonianze, questa allegra quanto pericolosa tradizione è stata portata avanti fino agli anni ’50.

 

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