Colli Aminei: tra tradizione agricola ed urbanizzazione

I Colli Aminei, come tutte le zone collinari di Napoli, hanno una storia fatta di tradizione agricola e piccoli insediamenti assimilabili a villaggi, arrivando ad una fase di urbanizzazione soltanto in tempi più recenti.

In effetti, fino a pochissimo tempo fa, era soltanto il centro cittadino ad essere considerato parte attiva della vita partenopea, mentre tutto il resto era assimilabile a periferia o, tutt’al più, a luogo di villeggiatura, in caso si trattasse di territori arricchiti dal verde, da aria salubre e da panorami mozzafiato.

Questa è la sorte che è toccata proprio ai Colli Aminei che, come il vicino quartiere Arenella, era utilizzato dai ricchi e dai nobili come area dove edificare ville in cui trascorrere i periodi estivi lontani dal caos cittadino ed immersi nella natura.

Un po’ di storia

Non stupisce che, fino al secolo scorso, questa fosse una zona prettamente agricola: ancora oggi, l’urbanizzazione appare segmentata e frammentata, come se il cemento non fosse riuscito ad inghiottire tutti gli insediamenti di campagna preesistenti. In effetti, ai giorni nostri, chi sceglie di vivere in questa particolare sezione della municipalità Stella-San Carlo all’Arena, lo fa per restare appositamente defilato dal centro, qualche volta anche riuscendo a guadagnarsi un vasto panorama, un terrazzamento o un appezzamento di terreno dove condurre un’esistenza decisamente più country e a contatto con la natura, pur restando in città, tra le sue strade trafficate e piene di gente di passaggio diretta in ufficio, verso casa, nei bellissimi parchi ospitati in zona o nei quartieri adiacenti.

Il nome di questa zona è piuttosto antico e risale proprio all’epoca in cui i nobili decretarono il territorio a meta di villeggiatura: la grande quantità di verde, unita agli appezzamenti di terreno che vennero trasformati ben presto in orti cittadini (dei quali qualcuno, ancora oggi, resiste), le fecero guadagnare l’appellativo di “colli ameni“, da cui, appunto, deriva la denominazione attuale, ottenuta per deformazione.

C’è una seconda teoria, però, che vorrebbe quest’etimologia legata a tutt’altro. In effetti, anche stando a fonti attendibili, come quella di Aristotele, ci sarebbe stata una popolazione proveniente dall’antica Grecia, in particolare dalla Tessaglia, che avrebbe colonizzato questa zona nel periodo dorico, cioè in quel lasso di tempo che, dal 1100 a.C. circa, interessò la popolazione ellenica. In particolare, questi “stranieri” avrebbero piantato in terra nostrana una serie di vigneti, soprattutto sulla collina di Capodimonte, producendo quello che Plinio il Vecchio e Macrobio, scrittore, grammatico e funzionario romano, definirono vino amineo, poi ribattezzato dai Romani come Falerno.

Ai tempi dell’Impero, tutta la zona collinare godeva di un’aria particolarmente salubre per cui era utilizzata, come detto, come luogo di villeggiatura; in effetti, il verde dominava grazie alla presenza di boschi molto folti e lussureggianti. Inoltre, tantissimi viaggiatori e turisti si fermavano qui perché attratti dal celebre Mausoleo della Conocchia, di cui oggi non restano che ruderi, un monumento sepolcrale romano molto importante che ha fatto la storia del luogo per lungo tempo.

Nel Settecento i Colli Aminei, ancora considerati esterni alla città, diventarono improvvisamente più regolarmente frequentati perché vennero decretate delle limitazioni per l’estrazione del tufo all’interno delle mura partenopee, per cui il vallone si San Rocco ed alcune cave sotterranee furono utilizzate proprio per questo scopo (in maniera molto ridotta, l’estrazione a cielo aperto continua ancora ai giorni nostri); gli stessi siti, poi, divennero rifugi per l’industria aeronautica militare, durante il secondo conflitto mondiale, per continuare a garantire la produttività necessaria.

Oggi, le grotte sono tutte abbandonate e rappresentano soltanto una indiscutibile testimonianza del passato, mantenendo, più che altro, un interesse turistico e naturalistico.

Anni 60

Può sembrare quasi strano che la vera urbanizzazione del luogo sia avvenuta soltanto in tempi recentissimi e, precisamente, negli anni 60.

Oggi la zona è densamente frequentata, con circa 30000 abitanti, ma resta, come abbiamo anticipato, circondata dal verde che, per la maggior parte, è concentrato in parchi molto amati dai partenopei, oltre che in coltivazioni agricole. D’altro canto, la cementificazione selvaggia non avrebbe potuto trovare troppo spazio qui proprio a causa della geografia del posto, tra luoghi impervi, grotte e tessuti boschivi.

Oggi

Oggi i Colli Aminei sono considerati una zona prettamente residenziale, nonostante moltissimi degli antichi vicoletti di campagna siano rimasti inalterati. Il territorio è, anzi, anche disseminato di uffici ed esercizi commerciali, ospitando anche la sede del Seminario Arcivescovile di Napoli e della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Il cemento, però, come anticipavamo, non ha vinto al 100%. In questo stesso pezzetto di Napoli, infatti, sono collocati due parchi meravigliosi, che fanno la gioia dei residenti e degli avventori: il Parco del Poggio, aperto nel 2001, con un bellissimo percorso interno che porta ad un laghetto artificiale, e il Parco di Via Nicolardi, con pista di pattinaggio e percorso natura.

In particolare, il vallone di San Rocco è, attualmente, tutelato come polmone verde ed inserito nella riserva urbana delle colline napoletane.

Insomma, il territorio dei Colli Aminei è molto diverso dagli altri: è in città eppure ne è fuori, quasi mantenendo inalterato, nel tempo, il suo ruolo alternativo rispetto al caos del centro cittadino vero e proprio.

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