Testamento: come e da chi vengono informati gli eredi?

Chi non ha mai sognato di ricevere notizia di un’eredità inaspettata? Sembra quasi una scena da film, dove lo zio facoltoso lascia cifre esorbitanti a lontani nipoti che diventano magicamente ricchi, ma cosa succede nella realtà quando si è eredi? Bisogna essere informati o ricercare notizie una volta appresa la morte della persona? Vediamolo insieme.

Non appena pervenuta la notizia della morte del testatore, il testamento deve essere aperto e pubblicato per dare modo a tutti gli interessati di venire a conoscenza delle ultime volontà del soggetto. Il notaio, in presenza di due testimoni, redige un verbale nella forma di atto pubblico, così il testamento passa dal repertorio degli atti di ultima volontà a quello degli atti tra vivi e viene trascritto presso il registro delle successioni. Il notaio che ha provveduto alla pubblicazione è tenuto a comunicare l’esistenza del testamento agli eredi e legatari di cui conosce il domicilio e la residenza, ma non ha l’obbligo di fare particolari ricerche nel caso in cui non sia in possesso dei dati suddetti. Coloro i quali ritengono di essere eredi legittimi del defunto possono informarsi circa la pubblicazione del testamento effettuando una verifica presso gli uffici del registro generale dei testamenti.

Il notaio, infatti, anche se non è tenuto a ricercare il domicilio degli interessati, non può rifiutare la pubblicazione del testamento,  anche se questo è nullo. Solo il giudice è tenuto a valutare la validità di un testamento. La legge non prevede termini entro i quali il notaio debba avvisare gli eventuali chiamati, né eventuali sanzioni.

Il soggetto che si ritiene danneggiato dalla mancata o ritardata pubblicazione del testamento può agire nei confronti del notaio per far riconoscere i suoi interessi. Sarà poi compito del giudice stabilire chi dei due ha ragione.

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Un commento su “Testamento: come e da chi vengono informati gli eredi?”

  • Sabrina

    Salve sono una degli eredi che mio zio ha citato nel testamento prima di morire,ora mi hanno convocato per l’apertura del testamento e dobbiamo dare su per giù 200€ ciascuno,ne siamo sei.Se un solo erede non contribuisce a questa somma si farà lo stesso l’apertura o si rimanda tutto? Grazie mille

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    • Stefano Mazza

      In generale (parlando dell’Italia): l’apertura del testamento non dipende dal fatto che tutti paghino subito una quota. Dipende chi ti ha chiesto quei 200€ e per quale motivo:

       Se sono spese anticipate richieste dal notaio/avvocato per trascrizioni, visure o copie del testamento: il professionista può rifiutarsi a eseguire prestazioni finché non riceve il compenso, quindi potrebbe posticipare alcuni adempimenti finché non viene pagato chi li ha incaricati. Però l’atto formale di apertura del testamento in Cancelleria o dal notaio normalmente può essere fatto anche se un erede non versa la sua quota; il professionista chiederà poi il pagamento agli eredi o agirà legalmente per recuperare la sua parcella.

       Se sono depositi cauzionali o versamenti obbligatori imposti dal tribunale per iniziare una procedura giudiziale di successione: la procedura può richiedere il versamento; in assenza del deposito il procedimento potrebbe essere sospeso o non avviato.

       Se si tratta semplicemente di una ripartizione interna tra eredi (es. rimborso spese comuni), un erede può rifiutare ma ciò non impedisce automaticamente gli atti sul testamento; gli altri possono poi agire per ottenere la sua quota o per escutere i beni.

      Note importanti: gli eredi sono solidalmente responsabili verso i creditori del defunto fino all’ammontare dell’eredità accettata; ma tra eredi i rapporti si regolano dopo la divisione. Per sicurezza, chiedi subito al soggetto che ha richiesto i 200€ (notaio, avvocato, tribunale) se il mancato versamento di uno solo blocca l’apertura e richiedi conferma scritta

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