Non tutti sanno che nella zona flegrea della città, in particolare nella zona di Agnano, all’interno del complesso archeologico delle terme, è sita una caverna ipogea di età addirittura preromana che risponde al nome di Grotta del Cane.
Nelle prossimità di questa grotta, di cui a breve vi spiegheremo il tetro significato, fino al XIX secolo, era presente un lago, chiamato appunto Lago di Agnano, di origine vulcanica.
Questo dettaglio, apparentemente ininfluente, ha invece un’importanza vitale nella storia della Grotta del Cane.
Infatti la cavità prende il nome da una barbara e violenta tradizione, un macabro spettacolo che aveva come involontari dei cani.
La grotta è ampia trentadue metri quadrati e può essere raggiunta solo percorrendo un piccolo corridoio di una decina di metri. Era nota, sin dall’antichità, come Mortiferum Spiritum, così soprannominata da Plinio il Vecchio, per via dell’esalazione di miasmi tossici dal suo terreno.
Il fenomeno chimico che si svolge (tutt’ora) nella cavità è noto come mofeta e consiste nelle emissioni di anidride carbonica che fuoriescono dal sottosuolo, per mezzo delle quali l’aria all’interno della grotta è tossica e irrespirabile.
Ma cosa c’entrano i cani?
Per via del peso del biossido di carbonio, più elevato di quello dell’aria, l’aria è irrespirabile solamente ad un metro o meno dal livello della terra. Per questo motivo, per quanto pericoloso, un uomo in piedi non dovrebbe correre troppi rischi a percorrerne un pezzetto.
Ad esalare i tossici miasmi sono invece gli animali di statura più contenuta e ridotta, come ad esempio i cani.
Ciò che accadeva fino al XIX secolo, era uno spettacolo che farebbe sicuramente infuriare la stampa e le associazioni animaliste ai giorni d’oggi.
Venivano portati dei cani a respirare quest’aria tossica, finché in poco tempo, i poveri animali non cascavano a terra, avvelenati dal biossido di carbonio.
Per rianimarli, venivano poi gettati nel lago (ecco il perché della sua centralità nella storia) nelle immediate prossimità al fine di farli rinvenire.
Ovviamente moltissimi animali purtroppo perdevano la vita per via di questa cattiva abitudine. Abitudine che si perse man mano che si seccò definitivamente il lago d’Agnano, intorno al 1870, poiché non fu più possibile utilizzare questo modo traumatico e drastico di far rinvenire gli animali.
La Grotta del Cane
Una caratteristica peculiare di questo luogo, oltre alla sua tossicità e pericolosità, è la sua elevatissima temperatura interna. L’aria tocca i 60 gradi, il che fa presupporre che nell’antichità venisse utilizzata come bagno termale.
Col passare dei secoli, il luogo divenne oggetto di studio.
Simone Stratico, professore universitario di Matematica e Fisica Sperimentale dell’Ateneo di Padova del XVIII secolo, ipotizzò la presenza di una miniera di ferro nei pressi della grotta.
Il fisico Pasquale Panvini, invece, durante il XIX secolo, provò di persona gli effetti dei miasmi. Si accovacciò al suolo, prestandosi personalmente alla somministrazione dei gas tossici. Avvertì immediatamente prurito, formicolio, spossatezza e riuscì a terminare il suo esperimento prima che fosse troppo tardi.
Fu addirittura meta non solo dei maggiori studiosi del tempo ma anche da artisti romantici e poeti. Molti subirono il fascino e la curiosità di questo strano luogo, vi si addentrarono descrivendolo. Un esempio è Goethe che la menzionò nel suo “Viaggio in Italia” ed Alexandre Dumas padre ne “Il Corricolo”.