Napoli Sotterranea e la leggenda del Munaciello

Nel percorrere i numerosi vicoletti e le strade della città di Napoli, si resta incantati dalla vita e dalla storia che li pervade dimenticando che, in quel preciso momento, si sta “calpestando il tetto” di una seconda città, la famosa Napoli Sotterranea. Tra le attrazioni più famose di Napoli, visitabile da tre ingressi accessibili dalla zona del Centro Storico, il sottosuolo della città vanta una gloriosa storia, dalle radici decisamente molto antiche.

La storia del sottosuolo di Napoli

I primi scavi avvenuti nel sottosuolo della capitale partenopea risalgono addirittura a 5.000 anni fa, verso la fine dell’era preistorica. Successivamente i greci continuarono a scavare, sia al fine di prelevare il tufo, utile per la costruzione di mura e templi della nascente Neapolis, che per creare una serie di ipogei funerari. In tal modo, i cunicoli presenti nel sottosuolo di Napoli crebbero così tanto, da spingere i Romani, in epoca augustea, a costruirvi un grandioso acquedotto e diverse gallerie – che sfociano anche nella grotta di Cocceio e grotta di Seiano – che al momento arrivano fino in Emilia Romagna.

Agli inizi del 1600 però, la città era talmente estesa che il vecchio acquedotto diventò presto inutile cosicché,  agli inizi del 1900, la serie di cisterne, cunicoli e gallerie che collegavano l’intera città di Napoli vennero abbandonate. Lo scoppio della seconda guerra mondiale ed i conseguenti bombardamenti ridiedero importanza al sottosuolo, le cui gallerie venivano utilizzate come ricoveri antiaerei. I cunicoli e l’acquedotto sotterraneo ebbero anche un ruolo strategico in alcuni conflitti, grazie alla possibilità che davano ai militari e o ai soccorsi, di percorrere la città velocemente, e soprattutto senza essere visti.

Oltre a quelli di risorsa bellica, anche altri usi secondari interessarono i cunicoli dell’attuale Napoli Sotterranea. Tra questi ve ne furono alcuni illeciti, legati ai furti in casa o allo scarico di spazzatura, e altri un po’ più particolari, come quelli riguardanti la famosa figura del munaciello.

Napoli Sotterranea e nascita del Munaciello

La figura del munaciello è l’evoluzione mitologica di quella storica del pozzaro: l’uomo incaricato della manutenzione dell’acquedotto sotterraneo di Napoli. Di bassa statura e di esile corporatura, il pozzaro indossava una tunica, al fine di proteggersi dall’umida presente nel suo luogo di lavoro da dove, usava uscire percorrendo il “camminamento”: una serie di fori nel muro, che gli permettevano di percorrere il pozzo che sbucava all’interno delle case sovrastanti.

Ed è proprio qui ha inizio la leggenda.

Il munaciello a Napoli è considerato lo spirito della casa, un’entità benevola che, occasionalmente, lasciava e/o lascia dei doni alle famiglie che, stando al folclore napoletano gli stavo “simpatiche”. In realtà i pozzari usavano intrattenere delle relazioni con le signori residenti nelle case, a cui lasciavano dei regali preziosi, ancora oggi di dubbia provenienza: molto probabilmente venivano rubati da altre abitazioni, utilizzando sempre la stessa via d’accesso. Le signore, vedendosi costrette a dover motivare ai loro mariti la provenienza di questi doni, iniziarono ad affermare che  fossero regali del “munaciello”.

Altra leggenda, senza alcuna prova storica, fa risalire la nascita del munaciello napoletano alla seconda metà del XIII secolo, durante il dominio di Alfonso d’Aragona quando, una donna di nome Caterinella, di famiglia benestante, si innamorò di Stefano, un umile manovale. La differenza di ceto suscitò il disappunto della famiglia di lei, che si oppose alla relazione, costringendo i due amanti a vedersi in segreto: durante uno di questi incontri clandestini però, il giovane fu ucciso dal padre di lei. Caterinella, straziata dal dolore, decise di entrare in convento, non sapendo di essere rimasta incinta. Dopo alcuni mesi diede alla luce un bambino, dal corpo particolarmente minuto: corporatura adatta a svolgere il lavoro di pozzaro.

Per proteggersi dall’umidità, il bambino ormai uomo usava una tunica che possedeva in due colorazioni, rossa o nera. Detta tunica gli fece guadagnare il soprannome di Monaciello. Il popolo napoletano, famoso per le sue  superstizioni, iniziò a credere che quando quel giovine indossasse la tunica rossa, sarebbe avvenuto in città qualcosa di buono e, al contrario, che la tunica nera fosse presagio di una triste sventura.

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