La Napoli che si presenta oggi ai turisti e ai cittadini è molto diversa da come doveva apparire secoli fa. C’è stato un tempo in cui il centro abitato della città era molto meno esteso e le case erano racchiuse all’interno di mure di cinta. Quelle mure servivano a tenere lontani i nemici ed a contingentare gli ingressi in città. Infatti, l’ingresso della città di Napoli era possibile solo attraverso le porte di Napoli, degli grandi archi attraverso cui dovevano passare i mercanti e i contadini che da tutta la provincia si spingevano nella Napoli capitale. Molte porte furono abbattute, ma qualcuna è ancora in piedi e visibile. La più antica è Porta San Gennaro, la quale un tempo si apriva verso la campagna, mentre ora affaccia su via Foria e Piazza Cavour.
Una storia quasi millenaria
Che Porta San Gennaro sia la porta più antica di Napoli, non c’è dubbio. Ci sono documenti che lo attestano e la prima documentazione che menziona la porta è del 928, durante un periodo dominato dalla paura dei Saraceni, terrori delle coste mediterranee, che durante quegli anni avevano depredato la Puglia. Per chi proveniva dalla parte settentrionale della città, la Porta San Gennaro costituiva l’unico accesso, mentre il nome che le è stato attribuito deriva dal fatto che questa era la porta più vicina per raggiungere le catacombe del santo. Anticamente era definita anche “Porta del Tufo”, perchè da qui entravano i grossi blocchi di tufo estratti nel vallone della Sanità e introdotti per realizzare le costruzioni in città. Fuori da quella porta appunto, vi erano due valloni: quello della Sanità e quello di Foria, all’epoca scarsamente abitati e destinati perlopiù a cave di tufo o a cimiteri.
Porta San Gennaro e le modifiche nel tempo
A dire la verità, Porta San Gennaro, non è sempre stata dove si trova oggi, ed ha subito numerose modifiche. Gli spostamenti avvenuti però, hanno modificato di poco la sua posizione originaria, senza intaccarne il ruolo importante di porta per la parte nord. Nel 1537 lo spostamento voluto da Don Pedro de Toledo rese necessario l’abbattimento di due grandi torri che sormontavano la porta, simili a quelle che sono visibili a Porta Capuana o Porta Nolana. Tuttavia fu quella modifica che collocò la porta nella posizione attuale; da allora non è stata più toccata. Sulla sommità della porta poi, è stata aggiunta nel 1637 un’edicola votiva, quale ex voto, affrescata da Mattia Preti. L’edicola chiaramente presenta motivi sacri e raffigura San Gennaro, Santa Rosalia e San Francesco Saverio. L’edicola venne eretta per ringraziare i tre santi che, pregati fortemente dalla popolazione, sconfissero la peste che imperversò quell’anno a Napoli. Nel 1659, una nuova aggiunta: il busto di San Gaetano, per volere dei padri teatini. Nel 1887, invece venne aggiunta la nicchia con il quadro della Vergine posta sotto alla porta, come ex voto per lo scampato pericolo dell’epidemia di colera.
Porta San Gennaro oggi
La Porta San Gennaro oggi, si presenta come una delle più caratteristiche porte della città, ma il suo destino la accomuna alle altre. Nel tempo infatti, la porta è stata inglobata in un complesso edilizio che l’ha abbracciata virtualmente e quindi, al di sopra della nicchia votiva del ‘600, vi è un appartamento. Ad ogni modo Porta San Gennaro è molto importante in quanto rappresenta una vera testimonianza del passato, ed allo stesso tempo conserva la sua funzione originaria di cerniera tra il centro antico di Napoli e la città fuori le mura, eretta solo successivamente. Da qui si apre la strada per Piazza Cavour o per addentrarsi nel cuore del quartiere Sanità, dove si annidano una moltitudine di altre bellezze napoletane.