La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore: perla angioina a Napoli

  • di Valentina Capone
  • 5 anni ago
  • Napoli
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Napoli è la città delle chiese. In tutto il perimetro cittadino se ne contano oltre 400, tra basiliche, chiese e cappelle di varie dimensioni. Girando per il solo centro storico se ne incontrano di ogni forma, conseguenza questa delle varie correnti architettoniche che hanno interessato la città, dal gotico, al barocco al neoclassico. Una delle più interessanti di Napoli è la Chiesa di Sant’Eligio Maggiore, una stupenda testimonianza del gotico napoletano, situata a due passi da Piazza Mercato, un tempo cuore pulsante dell’economia cittadina.

La storia

La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore si trova in via Sant’Eligio e la si incontra appena ci si lascia alle spalle Piazza Mercato. Da qui si apre la strada che conduce verso Borgo Orefici, sede di numerose gioiellerie. Ad ogni modo, le origini della chiesa risalgono a molti secoli fa. Essa infatti è la chiesa angioina più antica tra quelle presenti in città, essendo stata costruita nel 1270 per volere di Carlo I d’Angiò, il quale delegò a tre francesi, Giovanni Dottun, Guglielmo di Borgogna e Giovanni De Lions, di individuare luogo e modalità di costruzione. Inizialmente la struttura ospitava anche un ospedale e venne intitolata ai santi Eligio, Dionisio e Martino. Nel XVI Secolo poi, durante il periodo del viceregno, la Chiesa di Sant’Eligio divenne educandato femminile, in cui le ragazze ricevevano istruzione e venivano avviate alla professione infermieristica. Solo nel 1815 l’edificio divenne autonomo, svincolato da ogni altra presenza di attività non prettamente religiose. Nel ‘900 invece, la chiesa è stata chiusa al culto per molti anni, salvo poi riaprire in tempi molto recenti.

La struttura

Sia gli interni che gli esterni della Chiesa di Sant’Eligio Maggiore incarnano alla perfezione gli elementi tipici del gotico napoletano. Oggi l’aspetto attuale è frutto di numerosi rimaneggiamenti occorsi nel corso dei secoli, utili a riparare anche i danni provocati dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. Si accede alla chiesa con un ingresso posto alla destra dell’edificio; il portale in stile gotico è strombato e presenta numerosi elementi decorativi, tipici forse del gotico francese dell’epoca. La muratura è tutta in tufo giallo e gli strati sono in piperno, elementi predominanti del territorio partenopeo. La pianta presenta tre navate, cappelle laterali e abside poligonale. Il soffitto venne più volte rimaneggiato per i danni provocati dal tempo. Nel 1490, venne rifatto da Tommaso Squillace, salvo poi essere ricostruito nel 1843 da Orazio Angelini. L’importante restauro avvenne proprio tra il 1836 ed il 1843, dove vennero recuperati gli antichi soffitti e rimossi gli stucchi di epoca più recente.

Le opere

All’interno della chiesa vi sono delle opere degne di nota, che meritano di essere viste da vicino. Tra queste bisogna menzionare sicuramente, un dipinto posto sull’altare del cappellone della crociera; l’opera è di Massimo Stanzione e ritrae Sant’Eligio, San Dionisio e San Martino. Nel cappellone di crociera dell’Epistola invece, vi è il quadro dipinto dal fiammingo Cornelius Smet, che ritrae il Giudizio Universale. Nella cappella di San Mauro invece, è ospitata una copia di un dipinto di Francesco Solimena, che raffigura Sant’Eligio in adorazione ad una madonnina in legno. Il quadro dovrebbe risalire al XV secolo.

L’arco di Sant’Eligio

Le bellezze non si fermano all’interno. La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore presenta una singolarità che è appunto l’arco di Sant’Eligio. L’arco è stato realizzato nel ‘400 circa e collega il campanile della chiesa ad un edificio poco distante. Si tratta di un arco a due piani: sul secondo si erge una finestra, mentre il primo piano è famoso per la presenza di un celebre orologio. Sotto la sua cornice sono scolpite due teste che rappresentano una delle leggende cittadine. Le due teste sarebbero infatti del duca Caracciolo e di Irene Manerbi, una popolana. La leggenda narra che il duca, non riuscendo ad avere l’amore della ragazza, fece arrestare il padre per ricattarla. La famiglia si oppose e chiese giustizia al re, il quale, prima fece contrarre il matrimonio per fornire la dote alla giovane e poi ordinò l’esecuzione del duca.

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