Le conseguenze del coronavirus sul mercato immobiliare

La pandemia che sta inginocchiando l’intero globo ai suoi piedi è facile immaginare che ha ed avrà delle conseguenze anche sull’economia di tutti i Paesi del mondo, inclusa l’Italia, così duramente colpita dalla velocità del contagio del coronavirus; complici una serie di fattori di non poca rilevanza, incluso il fatto che proprio qui si concentra un alto tasso di anziani e persino di centenari, sicuramente anche grazie ai benefici della dieta mediterranea e relativi alla conformazione geomorfologica del territorio nazionale.

Ma come impatterà tutto questo sul mercato immobiliare?

Nomisma, società di consulenza impegnata in attività di ricerca e advisory, ha esposto il suo Osservatorio attraverso una diretta streaming piuttosto densa di dati… e un po’ sconfortante.

L’Osservatorio Nomisma: lo scenario 2020-2021

L’Italia era già in recessione – ha detto Lucio Poma, capo economista di Nomisma, la pandemia colpisce un Paese che era già debole“; e questo non potrà che avere conseguenze nefaste sul futuro del mercato residenziale.

Quello che ci si aspetta, anche a fronte degli ultimi due mesi appena trascorsi, è uno stop quasi totale, nel quale anche chi aveva programmato l’acquisto o la vendita di una casa si ritroverà a fare i conti con la quarantena e la poca liquidità economica data dalla pausa obbligata di tantissime attività commerciali ed industriali. Probabilmente, quindi, la poca domanda si trasformerà, in brevissimo tempo, in un abbassamento dei prezzi. Con una possibile deflazione (il contrario dell’inflazione, cioè una diminuzione del livello generale dei prezzi con un conseguente incremento del potere d’acquisto della moneta) del Paese.

Secondo Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma: “Se vogliamo azzardare una proiezione a livello di settore dobbiamo proporre tre scenari: quello pre-virus, al quale ci stavamo preparando, di fatto superato dagli eventi, uno scenario soft e uno invece pessimistico. In questo ultimo caso, nel 2022 il tasso di disoccupazione potrebbe arrivare al 13%“.

Un mercato più fragile sul quale intervenire

Il mercato immobiliare, insomma, è già avviato verso un prossimo futuro di fragilità: uno scenario nel quale non basteranno i tassi bassi, ma si renderà necessario un sistema che riesca, in qualche modo, ad alimentarlo, magari attraverso una revisione dei criteri delle banche, incentivi agli investimenti ed altre misure che siano capaci di sostenere l’economia.

Le previsioni parlano chiaro:

  • lo scenario ottimistico prevede 50mila compravendite di case in meno;
  • quello pessimistico, invece, oltre 118mila in meno.

Numeri davvero importanti. Ma come si traducono in denaro?

Secondo Nomisma, il settore residenziale perderà tra i 54,5 e i 113 miliardi di euro di fatturato, con flessioni medie dei prezzi comprese tra il -1,3% ed il -4% nel biennio 2020-2021 e una – probabile, ma non certa – attenuazione di tutto questo solo nel 2022.

 

Insomma, la crisi che si stava mano a mano superando negli ultimi anni, purtroppo, sembrerebbe destinata a riabbattersi sul settore immobiliare, e non solo.

Immobili d’impresa

Menzione a parte per gli immobili d’impresa che, secondo l’Osservatorio, saranno interessati da una recessione diretta e immediata, per non parlare degli investimenti immobiliari corporate (cioè dei complessi cielo-terra di valore superiore a 5 milioni di euro) che, reduci da un’ottima attività negli ultimi tempi, soprattutto nella città di Milano che concentra più del 40% degli impieghi a livello nazionale, si avviano verso un rallentamento quasi improvviso; d’altro canto, le conseguenze nefaste del coronavirus si sono mostrate in primis – e, quindi, in anticipo sul resto del Paese – proprio in Lombardia.

Secondo Nomisma, però, c’è un dato profetico da tenere in considerazione: il fatto che le famiglie, nell’immediato futuro, avranno la priorità di accrescere la liquidità.

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