Acquisto casa, cosa succede se a pagarla è “papà”

Acquistare una casa è una spesa ingente, e non sempre si è nella possibilità di poterla affrontare, sopratutto se si tratta di un nucleo familiare. Attualmente, gli enti finanziari hanno messo a disposizione dell’utenza, una serie di soluzioni che rendono questa spesa da certi punti di vista “sostenibile” (vedi per esempio, i tassi d’interesse alquanto bassi) ma, comunque sempre al di  fuori dalla portata di qualcuno, che trova nell’aiuto dei propri genitori, l’unica soluzione possibile per poter entrare in possesso delle tanto agognate quattro mura.

Ma, diventare titolari di un bene di lusso, come appunto può essere una casa, pur godendo di possibilità economiche limitate, potrebbe far insospettire l’Agenzia delle Entrate, che potrebbe presumere che i fondi utilizzati per l’acquisto dell’immobile, siano giunti da eventuali redditi non denunciati. Come ci si comporta in questi casi? Vediamolo nel dettaglio.

Acquisto casa grazie ai soldi di famiglia, attenti all’accertamento fiscale

Ogni anno, i contribuenti sono chiamati a presentare la dichiarazione dei redditi che, grazie a quello strumento chiamato redditometro, permette all’Agenzia delle Entrate di calcolare con esattezza le entrate economiche di un soggetto, in modo, da poter individuare subito, in base ad eventuali acquisti compiuti, la presenza o meno di redditi non dichiarati.

Acquistare una casa grazie ai soldi prestati o regalati dalla propria famiglia, è proprio una di quelle operazioni che mette l’Agenzia delle Entrate sull’allerta portando, in automatico, all’invio di una lettera all’intestatario del bene, in cui vengono richiesti dei chiarimenti sull’acquisto: in poche parole, gli viene data la possibilità di chiarire con quali soldi sia riuscito ad acquistare il bene, visto che con il suo reddito l’operazione non sarebbe stata possibile. Riuscire a provare la provenienza dei fondi dal proprio padre è un’elemento fondamentale in questa parte del “contraddittorio in via amministrativa” onde evitare ulteriori problemi e quindi, il figlio, dovrà provare tramite la presentazione di documenti cartacei o telematici, il passaggio del denaro dal conto del proprio genitore a quello proprio o direttamente a quello del venditore dell’immobile.

Nel caso in cui il soggetto non riuscisse a dimostrare la provenienza del denaro dal padre, scatterebbe quasi nell’immediato l’avviso di accertamento che, è pur sempre possibile impugnare entro 60 giorni dal ricevimento della notifica, ma che metterebbe comunque il contribuente in una posizione scomoda, visto che, in quella sede, non gli sarebbe permesso di produrre prove diverse da quelle già presentate in sede di “chiarimento”.

Inoltre, stando a quanto deliberato dal Ctp Firenze, sent. n. 569/3/14. prima di condannare il contribuente, l’Agenzia delle Entrate deve tener presente la possibilità che questi, sia stato aiutato sia nell’acquisto che nel sostenimento delle spese di gestione della casa dalla propria famiglia, tenendo conto anche della complessiva posizione reddituale dello stretto nucleo familiare con cui questi convive.

 

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