La storia dei vecchi Sedili della città di Napoli

Si potrebbe dire che la Napoli odierna sia una città nella città, vista la densa e pregna storia che la caratterizza sin da tempi antichissimi e che, fortunatamente, è riuscita a giungere fino a noi, molto spesso, grazie a numerosissime testimonianze, a volte davvero esili, direttamente provenienti dal passato.

Nonostante ciò, i segreti che custodisce sono tantissimi, anche per i suoi stessi abitanti, seppur si trovino alla luce del sole e mescolati alla vita moderna e contemporanea. Un esempio è, sicuramente, rappresentato dai tradizionali Sedili che l’hanno regolamentata per diversi secoli.

I Sedili di Napoli

I Sedili di Napoli erano le istituzioni amministrative che hanno regolamentato la città tra il XIII e il XIX secolo; definiti anche “Seggi” o “Piazze”, erano rappresentati dai cosiddetti Eletti che erano soliti riunirsi nel convento di San Lorenzo.

Inizialmente erano 7:

  1. Capuana (via dei Tribunali – cavallo d’oro);
  2. Montagna (via dei Tribunali – tre monti verdi);
  3. Forcella (via Vicaria Vecchia – scudo oro e rosso con una Y);
  4. Nilo (presso la statua del Nilo, poi spostato presso il convento di Santa Maria Donnaromita, in via Giovanni Paladino – cavallo nero);
  5. Porto (via Mezzocannone, poi spostato in via Medina – uomo peloso con pugnale);
  6. Portanova (piazza Portanova – porta d’oro);
  7. Popolo (attuale zona di piazza Nicola Amore, poi spostato in via Sant’Agostino alla Zecca – scudo in oro e rosso con una P che poi divenne la C di Civitas).

La storia

La loro origine affonda le radici addirittura all’epoca greca: si è, infatti, passati, dalle fratrie, raggruppamenti a carattere familiare dediti all’interesse pubblico, collegate al potere legislativo del senato, all’aggiunta dei seggi di Porto e Porta Nuova quando, nel X secolo, le mura della città vennero ampliate; si è attraversata, poi, l’epoca normanna, con la Magna curia regis capeggiata da giudici scelti tra i nobili, inizialmente dedicati solo a questioni penali e, successivamente, sempre più in ascesa in quanto a poteri acquisiti (o pretesi).

Fu con l’arrivo di Carlo II d’Angiò, nel XIII secolo, che avvenne la suddivisione in cinque sezioni municipali, appunto, i Sedili, che avevano competenze di gran lunga superiori, coinvolgendo anche cause civili, contratti nuziali, atti di compravendita, testamenti etc.  Ogni Sedile, in particolare, aveva prerogative diverse e non passò molto tempo prima che divenisse urgente dotare le proprie sedi di armigeri, a difesa dei beni che, spesso, erano ivi custoditi o posseduti (anche in esclusiva, rispetto ad altri o al popolo stesso).

Con il passare del tempo i Sedili divennero sempre più potenti, tanto che si rese necessario dare vita ad un’assemblea per la pace, a causa dei violenti conflitti armati che si originavano; questa unione, denominata “Unione del buon stato del Regno“, si sciolse tredici anni dopo, quando Renato d’Angiò ripristinò i Sedili definitivamente.

Tuttavia, malcontento e ostilità non si placarono e, addirittura, Alfonso I d’Aragona fece demolire, per dispetto, la sede del seggio del Popolo (5 erano deputati ai nobili mentre un sesto era per i cittadini) nel 1456. Nel frattempo, il prestigio dei Sedili nobiliari continuò ad accrescersi: nel 1601 ottennero, infatti, l’incarico di proteggere addirittura il Tesoro di San Gennaro.

Secoli dopo, nel 1684, re Carlo II d’Asburgo soppresse il Sedile di Forcella, che venne incorporato in quello del Sedile di Montagna.

Il tempo continuò a passare: nel 1789 scoppiò la rivoluzione francese e si arrivò all’avvento di Napoleone: il re Ferdinando IV, terrorizzato dai francesi (dipinti come mostri assetati di sangue), nel 1798 fuggì da Napoli, lasciando liberi i Sedili di prendere il potere e formare una “Giunta degli Eletti”, incaricata persino di organizzare un esercito. Il 1799 fu l’anno della Repubblica Partenopea, soffocata dall’esercito costituito dal Cardinale Ruffo per ristabilire il regno borbonico.

Fu proprio nel 1800, così, che i Sedili si estinsero, aboliti dall’editto emanato da re Ferdinando IV di Borbone per ripristinare la monarchia assoluta dopo gli accadimenti dell’anno precedente.

Oggi, quegli stemmi sono visibili sulla facciata del complesso di San Lorenzo Maggiore, in piazza San Gaetano.

Un pezzo importantissimo, e poco conosciuto, della storia partenopea.

 

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