Il Forte di Vigliena, il fortino dimenticato di Napoli

  • di Valentina Capone
  • 4 anni ago
  • Napoli
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Napoli è conosciuta per il suo ruolo di importante città, tanto nel presente quanto nel passato. La città ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale sotto tutti i punti di vista: quello storico, quello artistico e paesaggistico, ma in passato, soprattutto un ruolo prettamente strategico. A testimonianza di ciò, vi è il fatto che Napoli è un sito in cui si trovano tanti castelli ed altrettante fortificazioni, più o meno valorizzate; alcune in realtà, totalmente abbandonate. Un esempio di questa condizione è il Forte di Vigliena, situato nella zona di San Giovanni a Teduccio è una storica costruzione, per la quale però, non si è mai attuato un serio progetto di valorizzazione. Oggi infatti, la struttura versa in stato d’abbandono.

Come nasce il Forte di Vigliena

Le sue origini sono incerte. Si stima che risalgano al XVIII Secolo e probabilmente intorno al 1706. All’epoca il vicerè di Napoli era Juan Manuel Fernandez Pacheco y Zuniga, conte di Villena. Il forte prese il nome proprio da questa località. La struttura non è molto alta, appena 6 metri, ma è una cosa voluta. Un forte non molto alto è meno visibile dal mare, e questo lo rendeva meno appetibile come bersaglio per i nemici provenienti dal mare. Le vicissitudini che interessarono il forte furono comunque molteplici, nonostante lo stato attuale. Infatti, una prima parziale distruzione del forte stesso si ebbe durante il periodo delle rivolte e delle tensioni tra Repubblica Partenopea e Sanfedisti del Cardinale Ruffo. L’assalto al forte avvenne il 13 giugno 1799, con ingenti danni alla struttura. In quel frangente furono i repubblicani ad arroccarsi sul Forte di Vigliena, ma stavano per avere la peggio. Così, vistisi accerchiati ed impossibilitati ad uscire, decisero di far esplodere l’arsenale custodito nel forte, per provocare perdite consistenti ai sanfedisti.

L’abbandono

L’episodio bellicoso tra repubblicani e sanfedisti, fu praticamente l’ultima traccia del Forte di Vigliena nelle vicende quotidiane di Napoli e del suo quartiere. Da quel momento, la struttura decaduta, fu lasciata al suo destino, fatto di un progressivo stato d’abbandono. Una rinnovata attenzione al sito, venne solo nel 1891, quando due parlamentari del nuovo stato italiano, Villari ed Imbriani, si batterono per far ottenere al forte, lo status di monumento nazionale. Con tale nuova condizione fu garantito anche un restauro di tutta la struttura, allo scopo di rinnovare l’interesse per tutto il complesso. Passarono circa 15 anni, e si decise di demolire una parte della struttura: era il 1906, e sul posto venne realizzato il panificio militare.

La costruzione

Il Forte di Vigliena si trova in Via Marina dei Gigli, e la sua struttura originaria era pensata per tenere la difesa della città, seppur da una zona più periferica. Per questo originariamente era stata realizzata in tufo e pietra vesuviana. Presentava una forma pentagonale ed era circondata da un fossato profondo 5 metri e largo 9. I lati frontali, lunghi circa 36 metri ospitavano i cannoni, a difesa del porto di Napoli e delle feritoie, destinate ad ospitare i fucilieri. L’accesso era invece garantito da un rivellino triangolare che fungeva da protezione dell’ingresso. Vi era poi un parapetto ed infine una fucileria di guardia. Nel cortile interno vi era la zona di ronda, mentre un’altra parte era destinata invece a deposito. Il cortile fungeva anche da accesso ai bastioni, i quali, dotati anche di tunnel sotterranei garantivano il trasporto di armi e munizioni.

Il Forte di Vigliena oggi

Oggi, del Forte di Vigliena sono visibili soltanto pochi resti. Si può ammirare la torre di guardia e alcuni metri dei muri laterali. Il tutto è ricoperto da erba incolta, testimone del grande stato d’abbandono. Nel tempo, le rovine del forte sono state accerchiate dai capannoni industriali sorti ovunque a San Giovanni a Teduccio durante il boom economico. In fin dei conti però, il Forte di Vigliena rimane a tutti gli effetti un monumento nazionale, ma non c’è ancora stato un serio progetto di recupero.

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