Forse non tutti i napoletani conoscono Palazzo d’Angiò, nel quartiere San Lorenzo di Napoli, posizionato sul decumano maggiore. Altri nomi attribuiti all’edificio sono Palazzo dell’imperatore di Costantinopoli (titolo acquisito da Filippo per opera del secondo matrimonio nel 1313 con Caterina II di Valois, figlia di Baldovino II imperatore di Costantinopoli) e Palazzo Cicinelli.
Nell’odierna Via dei tribunali, sull’antico asse viario greco, sorge un palazzo eretto addirittura nel lontano 1300. Palazzo d’Angiò è il palazzo più antico della città di Napoli e, disgraziatamente, è anch’esso testimone dell’incuria della politica napoletana sui beni culturali.
Costruito come abitazione per il re Filippo I d’Angiò, principe di Taranto e imperatore di Costantinopoli (da lì il suo doppio nome), accorpò più corpi di palazzi preesistenti annettendoli in una serie di portici gotici. Quattro di questi sostegni sono ancora presenti in via dei tribunali. Sotto tali sostegni, oggi diverse attività commerciali utilizzano la suggestiva location per vendere ogni tipo di servizio; dalle pizzerie, ai venditori di souvenir.
Dopo la dinastia degli Angiò, la proprietà dell’immobile passò alla famiglia Cicinelli, Principi di Tursi, una famiglia di antichi nobili napoletani. I Cicinelli contribuirono a restaurare l’edificio, optando per uno stile barocco.
Dal Palazzo è possibile ancora ammirare alcuni gigli angioini e un affresco raffigurante la Vergine Maria, probabilmente risalente al Trecento. Nel cortile è presente un bassorilievo con lo stemma angioino coi gigli ed un’anatra.
L’accademia Pontaniana
Palazzo d’Angiò ha ospitato anche la prestigiosa Accademia Pontaniana, nata attorno al 1443 da studiosi napoletani. Alcuni nomi di rilievo che hanno frequentato l’Accademia ed il Palazzo sono Antonio Beccadelli, detto il Panormita, nato a Palermo e morto a Napoli nel 1471, poeta, scrittore e storico italiano. Giovanni Pontano, massimo esponente dell’umanesimo napoletano del Quattrocento ed altri illustrissimi nomi come Jacopo Sannazaro, Vincenzo Cuoco, Benedetto Croce, Vincenzo Arangio Ruiz, Gaetano Quagliariello, Adolfo Omodeo, Renato Caccioppoli.
Le condizioni odierne
Purtroppo, del magnifico palazzo, non è rimasto molto. Il palazzo è in condizioni di degrado e abbandono. I pilastri in piperno addirittura hanno necessitato del sostegno di una gabbia di metallo, poiché sotto il peso delle sovrastrutture barocche, rischiavano di cedere.
Palazzo d’Angiò è un altro esempio di come non siamo bravi a valorizzare, conservare e tutelare il nostro inestimabile ed immenso patrimonio artistico e culturale. Il minimo che possiamo fare è, almeno, conoscere la nostra storia e la sua importanza. Solo studiando e riconoscendo l’infinito valore di questa ricchezza, sarà possibile provare a tutelare ciò che abbiamo di bello, nella nostra città.
La conoscenza è lo scudo dell’uomo contro ignoranza e degrado. Conoscere la storia è un passo essenziale per fare di noi stessi dei cittadini più consapevoli e rispettosi della nostra città.