Vivere in condominio significa rinunciare alla privacy?

Come abbiamo più volte accennato in diversi articoli precedentemente pubblicati : quella del condominio è una realtà che interessa più di tre milioni d’italiani e la recente riforma del regolamento di condominio ha influenzato, non poco, la vita di tutte queste persone. Se infatti, grazie alla suddetta riforma, ci sono state delle conquiste rilevanti come il libero accesso degli animali da compagnia al condominio, l’altra faccia della medaglia ha comportato dei vincoli e delle nuove regole, alquanto contrastanti con i diritti “umani” guadagnati di recente, primo tra tutti il diritto alla privacy: prima di poter andare ad abitare in un condominio per esempio, bisogna compilare un modulo, che verrà poi inserito all’interno del registro dell’anagrafe condominiale, contenente, come si può facilmente dedurre, tutti i dati degli abitanti del palazzo.

Questo e tanto altro, ha dato vita alla lunga serie di ricorsi accumulatesi sulla scrivania del Garante della privacy che, volendosi pronunciare in materia, ha definitivamente confermato che privacy e vita condominiale non vanno proprio a braccetto. Come se non bastassero i vicini impiccioni infatti, il condomino italiano può essere sottoposto ad una serie “d’indagini” da parte dell’amministratore del condominio, garante e tutore della buona pace di tutti gli abitanti del palazzo. Tale potere è stato limitato dal Garante della privacy “alla raccolta delle sole informazioni pertinenti al lavoro dell’amministratore“, ossia situazione economica, nucleo familiare ecc,..

Detta così non sembrerebbe nulla di strano, se non fosse che nel voler pareggiare la bilancia dei diritti, il Garante della privacy non avesse riconosciuto ai condomini la possibilità di richiedere all’amministratore una copia non oscurata dei conti del condominio. In questo modo, ogni abitante del palazzo è libero di poter controllare in ogni momento i movimenti effettuati dall’amministratore con i soldi del condominio ma, ha anche la possibilità di poter accedere ad informazioni, che stando appunto al termine privacy dovrebbero essere private: come eventuali condomini morosi.

Nonostante gli sforzi del garante della privacy sembra proprio, che la privacy quando si parla di condominio, sia quasi impossibile da tutelare.

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