Quartiere Arenella: le origini e la storia

Napoli è una metropoli complessa, organica, vastamente estesa, che comprende diversi quartieri, rioni e zone che, in tantissimi casi, rappresentano piccoli nuclei a sé stanti, con le proprie storie, le proprie, personalissime, origini ed un taglio sociale quasi dedicato.

Tra questi c’è, sicuramente, il Quartiere Arenella, oggi unito al Vomero nella Quinta Municipalità, confinante con Soccavo, Chiaiano, Stella, Avvocata e, per pochissimi metri, anche con Montecalvario e San Carlo all’Arena. Si tratta, in effetti, di una superficie piuttosto ampia (5,25 chilometri quadrati), ospitante moltissime famiglie con una discreta densità (si parla di oltre 72mila abitanti).

Il Quartiere Arenella è, oggi, rinomato perché sede non solo di tantissime delle chiese che rendono Napoli “la città delle 500 cupole” (tra cui Cappella Cangiani, che ha cambiato il nome di un’intera zona), ma anche in quanto ex sede della masseria rurale dove nacque il pittore Salvator Rosa (a cui è dedicata una strada proprio in quel contesto), successivamente abbattuta, nel primo Novecento, durante l’attuazione del piano urbanistico di ampliamento. Inoltre, nel quartiere è stata inaugurata, nel ’99, una scala dedicata a Totò (zona Rione Alto) ed è ubicata la Zona Ospedaliera, con diversi centri di ricerca importantissimi, ed il Parco dei Camaldoli.

Un nucleo fondamentale, insomma, all’interno della vita cittadina, che si distingue proprio per la presenza di infrastrutture e aree di diverso spettro d’interesse.

Ma qual è la sua storia?

Etimologia ed origini

Sebbene vi siano tantissime fonti che testimonino, perlomeno in parte, le fasi attraversate da questo quartiere partenopeo attraverso la storia, prima di diventare tale, il primo vero scoglio che si incontra è quello legato all’etimologia.

Sono due, infatti, le teorie che tenterebbero di spiegare il nome “Arenella”.

La prima si ricollega al ruolo originario di quella che è, oggi, Piazzetta Arenella e, più in particolare, Piazza Muzij: in tempi antichi, in effetti, questa zona si presentava pianeggiante ed ampia, proprio come una piccola arena, dove, tra l’altro, si svolgevano mercati, manifestazioni (sia civili che religiose) e, in generale, quindi, gli incontri più massivi del popolo.

Altre fonti, invece, vorrebbero nell’epiteto “Arenella” un riferimento ai detriti arenosi che provenivano dalla collina dei Camaldoli e che finivano, inevitabilmente, per essere trasportati a valle dall’acqua piovana, depositandosi proprio nell’area della piazza prima presa in esame. Una conferma potrebbe essere ritrovata nel fatto che, precedentemente al XX secolo, quelle che oggi chiamiamo “piazze” erano appellate come “larghi” o, appunto, “arene”.

Storia: il Villaggio Due Porte

Abbiamo visto come, geograficamente, la zona che oggi identifichiamo come “Quartiere Arenella” sia piuttosto pianeggiante ma, allo stesso tempo, scomoda perché ricettacolo dei detriti raccolti dall’acqua piovana dalle colline confinanti.

Proprio per questo motivo, fino al Novecento è rimasta una zona priva di insediamenti abitativi, a parte qualche solitaria ed isolata villa nobiliare che serviva a rifocillare i notabili napoletani, soprattutto dal ‘600 in poi, in momenti di villeggiatura.

Gli unici nuclei abitativi esistenti erano il villaggio Arenella e il Due Porte, oggi quasi dimenticati.  Si trattava di piccoli nugoli molto isolati, perché le stesse vie d’accesso erano sentieri molto pendenti ed in salita, da percorrere a dorso d’asino.

Ma perché di questi antichi progenitori, soprattutto del Villaggio Due Porte, se ne parla così poco? Probabilmente il motivo è da ritrovarsi nel fatto che l’interesse per il nucleo di Antignano è rimasto più vivo, perché la zona, ad oggi, gode di un’ottima visibilità grazie alla presenza del celebre mercato. In antichità, però, era proprio quello arenellese il centro rurale più noto alla popolazione.

Si trattava di una sorta di rione ubicato dietro l’odierna Via Bernardo Cavallino, accessibile attraverso una salita pendente per ben il 25%.

Alla fine del Cinquecento, Napoli era una colonia spagnola e il suo governo era affidato agli avvocati che, all’epoca, costituivano un vero e proprio ceto, profondamente benestante. In questo momento storico i Colli Aminei cominciavano a popolarsi, come abbiamo visto, di ville e giardini e il Villaggio Due Porte appariva per la prima volta sulle cartografie, come dimostra anche la successiva e celebre Mappa del Duca di Noja, risalente al 1775. Il nome derivava dal fatto che lì vi si erano stabiliti i due (dei quattro) fratelli Della Porta (filosofi e alchimisti del tempo) per beneficiare di quella che era definita “l’aria migliore di Napoli”.

In effetti, però, c’è anche da sottolineare che, nella piazza principale del villaggio, erano ubicate due porte, ancora oggi visibili in strada, che avrebbero potuto essere ispirazione per l’etimologia del nome.

Quello che rimane ad oggi, dopo l’urbanizzazione del nuovo rione Arenella, già presente nei piani del Risanamento del 1886, sono alcune casette di quell’antico villaggio, fortunatamente non del tutto demolito ma, in gran parte, sepolto sotto il cemento servito per dare vita ai grandi palazzi moderni che avrebbero, poi, fatto la storia futura del quartiere.

Tra l’altro, la Società Risanamento iniziò i lavori soltanto nel Novecento, a causa di una importante carenza di fondi, purtroppo destinando non solo molte strade e piazze, ma anche giardini, al territorio da urbanizzare.

Interessante è notare come, negli anni venti, la zona venne decretata come la migliore per l’installazione di un nucleo ospedaliero, per la rinomata salubrità della sua aria; tuttavia, a parte la struttura a raggi che coinvolge l’attuale Piazza Medaglie d’Oro, fino a prima del secondo conflitto mondiale ben poche abitazioni furono realmente costruite, fin quando la vera opera di urbanizzazione cominciò, nella metà del Novecento, soltanto come conseguenza della saturazione edilizia del confinante Quartiere Vomero, ormai strabordante di cementificazione.

 

Dipinto: Teodoro Duclère - Napoli dalla Conocchia (veduta dei Colli Aminei e dell'Arenella)

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