Animali in casa, cosa rischio se sono troppi?

C’era un tempo in cui ogni estate si sentiva parlare di cani e gatti, abbandonati sul ciglio della strada da padroni senza cuore partiti per le vacanze estive.
C’era un tempo in cui gli animali non potevano vivere in condominio, tranne qualche caso rarissimo.
C’era un tempo in cui i cani e i gatti erano considerati dei semplici animali.
Oggi la situazione è nettamente cambiata, e i cari amici a quattro zampe sono considerati dei veri e propri membri della famiglia: complice la riforma del condominio entrata in vigore nel 2012, che stabilisce che nessun regolamento può vietare ai condomini di avere un numero non specificato di animali in casa.
Ma, per quanto la legge abbia dato il via libera, esistono comunque alcune regole che, se non rispettate, possono comportare procedimenti anche di tipo penale: come in alcuni dei casi seguenti.

#1 Latrati e disturbo della quiete pubblica

Al pari degli esseri umani anche i cani hanno un loro linguaggio, che se utilizzato in un certo modo, potrebbe infastidire il vicino di casa provocando qualche grattacapo. Il latrato del cane viene considerato dalla legge una cosa naturale, che deve essere necessariamente tollerato dal vicino. Ma, nel caso in cui i cani dovessero diventare più di uno e magari, presi dal gioco o da un rumore che li infastidisce, dovessero iniziare ad abbaiare tutti insieme o in maniera continua, potrebbe scattare il reato di disturbo della quiete pubblica. In questo caso il condizionale è d’obbligo in quanto, per far si che il reato sussista bisogna che:

  1. Ad essere disturbato sia l’intero edificio e/o quelli limitrofi, sopratutto se parliamo di cani chiusi in un cortile o giardino;
  2. il rumore deve essere etichettato come intollerabile da una perizia audiometrica che valuti i numeri di decibel, che superano la soglia di normale tollerabilità;
  3. continuato, insistente e violento;
  4. provato da testimoni;
  5. causa di uno stato di disagio abitativo e psicologico oppure in grado di causare una patologia da dimostrare con perizia.

Quando invece il chiasso arreca disturbo a poche famiglie si può solo agire davanti al giudice civile per ottenere la cessazione della causa ed eventualmente il risarcimento se, si riesce a dimostrare il danno psicologico o alla salute: altrimenti niente.
Nel caso in cui dovessero sussistere i requisiti sopra elencati, il padrone rischia di vedersi portar via i fidati amici.

#2 Danni a cose

Possedere un cane equivale a tutti gli effetti all’essere genitore. Il cane è senza ombra di dubbio un bambino, qualche volta anche molto vivace, che quando si trova in compagnia può tendere ad esagerare. Due cani che giocano a rincorrersi nel cortile condominiale possono creare danni, anche solo a causa della “mole” fisica e non per le cattive intenzioni. In questo caso, sta al padrone risarcire i danni, di qualsiasi forma e tipo, senza battere ciglio.

#3 Gli odori

Da questo punto di vista bisogna fare una distinzione tra:

  • Condizioni igieniche precarie: ossia quando l’animale vive in uno stato di trascuratezza.
  • L’odore degli animali: quello naturalmente emanato dall’animale

Per quanto riguarda il primo caso, ossia, per esempio, se il giardinetto in cui vivono gli animali non è pulito regolarmente, si rischia di andare incontro sia a una denuncia per maltrattamento di animali, ad un controllo da parte dell’Asl o della polizia comunale, con conseguenze che sfociano nel penale. Se invece si tratta dell’odore degli animali ( si pensi, per esempio, a quello emanato da più cani bagnati) il vicino di casa pignolo potrebbe ricorrere al giudice civile per la cessazione delle molestie, quando queste siano superiori alla normale tollerabilità. Fino ad oggi sono in molte le persone ad essere state condannate a causa di questa seconda evenienza ma, ha sicuramente fatto la storia la condanna a carico di un’incauta signora di Udine, che mossa dall’amore incondizionato verso gli animali aveva accolto in casa  70 felini randagi. Le dimensioni di una casa, di certo non adatte a far vivere un così gran numero di animali, ha fatto si che la Corte di Cassazione condannasse la donna per maltrattamento di animali, con consecutiva multa di 4.000 €

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