Vomero: da territorio rurale a centro nevralgico della città!

Arroccato su una collina, sede di palazzi importanti, uffici, store di primo livello e piazze importantissime per la vita sociale ed urbana della città di Napoli, fa strano pensare al Vomero come ad un ex territorio rurale… eppure la storia non mente.

Dove oggi si snodano svincoli per la tangenziale, vicoli, strade e percorsi per la funicolare o a rotaie per le metropolitane, un tempo c’erano sentieri di terra battuta dove contadini e persone semplici si affaccendavano per coltivare e lavorare la terra per mantenere le proprie famiglie.

La storia

In epoca romana, questa collina aveva un altro nome: Paturcium (si pensa derivante da Patulcius, nome connesso a Giano, la divinità a cui era dedicata la collina); nell’alto Medioevo, questo appellativo si storpiò in Patruscolo o Patruscio. Ci sono voluti secoli per arrivare al nome odierno, attestato per la prima volta alla fine del Cinquecento (riferendosi, però, soltanto ad un suo antico casale), probabilmente la cui etimologia deriva dall’antica vocazione agricola della zona (si è parlato per secoli della “Collina dei broccoli“) e al gioco del vomere (un celebre passatempo che si consumava tra contadini, dove a vincere era chi tracciava il solco più dritto con il vomere dell’aratro).

Quello che è, ad oggi, un centro urbano rinomato e di tutto rispetto, fino al diciannovesimo secolo costituiva una periferia disabitata e lontana dalle mura della città di Napoli: il rione Antignano, ad esempio, era un piccolo nucleo abitativo rurale che coesisteva con altri villaggi sorti, al tempo dei romani, sulla “Via Puteolis Neapolim per colles“, poi “via Antiniana“, appunto, quando venne risistemata nel II secolo (la strada che, prima della galleria che unisce oggi Fuorigrotta e Mergellina, collegava la zona flegrea e la città).

Quando, con gli Angioini, Napoli divenne capitale nel 1266 (ruolo che mantenne fino all’Unità d’Italia), la collina del Vomero cominciò a popolarsi, anche per questioni strategiche: nel 1325 venne costruito il Chiostro Certosino e gli Angioini sostituirono l’antico torrione di vedetta d’epoca normanna con il Castello di Belforte, un antico “avo” dell’odierno Castel Sant’Elmo.

Arrivata l’epoca aragonese e spagnola, subentrò la necessità di allargare il territorio cittadino per un drastico aumento demografico favorito anche dalla grande ondata di immigrazione: il viceré Pedro Álvarez de Toledo, così, decretò che la città, allora estesa soltanto su un territorio pianeggiante, potesse anche espandersi verso le colline, anche se la faccenda non fu così facilmente risolvibile a causa di una legge che vietava la costruzione di nuovi edifici intorno a Sant’Elmo e sulle pendici del colle.

Nel frattempo, piccoli agglomerati prendevano la loro forma e nascevano casali e villaggi; una prima svolta avvenne durante l’epidemia di peste del 1656, quando il Vomero fu utilizzato come rifugio da nobili e clero: d’altro canto, era diventato quasi una moda, per gli aristocratici, risiedere nel centro storico ma possedere anche una seconda dimora in periferia. Questo processo fu talmente potente che, nel 1817, il Vomero fu promosso al rango di residenza non solo nobiliare, ma anche regale: infatti, Ferdinando I di Borbone acquistò quella che sarebbe diventata, poi, Villa Floridiana.

Nel frattempo, nel 1809, Gioacchino Murat aveva sancito, con la sua nuova normativa amministrativa, che tutti i villaggi del Vomero entrassero a far parte della città di Napoli e, verso la metà del secolo XIX, venne aperto il Corso Maria Teresa (poi Corso Vittorio Emanuele) che delimitava proprio il confine inferiore del quartiere Vomero.

 

Oggi

Nel 1885, in pieno Risanamento e con la fondazione del Nuovo Rione, il Vomero venne concepito come un quartiere residenziale alto-borghese, adornato di ville e palazzine in stile Liberty, dando lo slancio definitivo alla nascita del centro urbano che conosciamo oggi.

Il Nuovo Rione venne inaugurato con l’apertura della Funicolare di Chiaia nel 1889.

Da quel momento in poi, due entità territoriali che erano nate ed evolute separatamente, si sono fuse ed assorbite, cominciando a “camminare nella storia” insieme.

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