Via San Gregorio Armeno e l’origine dei pastori

Via San Gregorio Armeno è una delle strade più famose di Napoli. Tappa preferita dai napoletani e turisti durante il periodo natalizio, la via deve la sua fama alla moltitudine di bancarelle che la animano, e che di generazione in girazione, hanno visto alternarsi dinastie di pastorai nella loro gestione. Pastorai che con il tempo non solo hanno perfezionato le loro sculture, trasformandole in vere e proprie opere d’arte, ma le hanno rese sempre più innovative e moderne: sono in molti infatti i presepi in cui è possibile ammirare un giocatore del Napoli o un personaggio famoso, svettare orgoglioso tra i personaggi della natività.

San Gregorio Armeno è senza ombra di dubbio un luogo da favola che bisognerebbe visitare almeno una volta nella vita ma, vi siete mai chiesti perché i “pastorai” sono concentrati tutti in quella strada?

Via San Gregorio Armeno e i tesori nascosti

Vista la fama acquisita in tutto il mondo grazie ai suoi pastori, via San Gregorio Armeno viene in genere “etichettata” come la strada del Natale e nulla più. La cosa, per quanto da un punto di vista possa essere lusinghiera dall’altra è decisamente riduttiva, in quanto, all’interno della stessa via sono custoditi alcuni  tesori storici della città, che spesso passano in secondo piano.

Situata nel bel mezzo del centro storico di Napoli infatti, la via costeggia l’Agorà, poi Foro di Piazza San Gaetano, dove sono ancora visibili i resti del tempio dedicato ai Dioscuri, Castore e Polluce, fratelli della famosa Elena di Troia.
Inoltre, nei pressi della chiesa dedicata a San Gregorio, il vescovo San Nostriano fece non solo aprire dei balnea pubblici (terme, bagni etc…) ma anche costruire la prima struttura paleocristiana della chiesa, proprio dove un tempo sorgeva l’antico tempio della dea Cerere – Demetra per i greci – di cui ora è visibile un bassorilievo, ultima testimonianza dell’importanza del suo culto presso i napoletani del tempo, di cui sappiamo ben poco.

Quel che è certo però, è che i devoti in pellegrinaggio portavano al tempio come offerte votive delle statuine in terracotta, fabbricate nelle vicine botteghe, che altro non sarebbero che le antenate delle attuali botteghe dei pastorai.

Chi era San Gregorio Armeno?

Fu proprio nella struttura paleocristiana, costruita dei pressi della chiesa all’epoca dedicata a San Liguore, che nel VIII secolo, nel bel mezzo delle persecuzioni religiose, furono portate le spoglie di San Gregorio l’Illuminatore, patriarca dell’Armenia; a trasportarle furono le stesse monache di S.Patrizia, che fondarono il loro monastero sull’isolotto di Megaride, prima che il Castel dell’Ovo raggiungesse la forma definitiva che conosciamo oggi. L’importanza di San Gregorio è dovuta al suo grande operato nelle vesti di attivista cristiano in Armenia, a cui si deve il riconoscimento del cristianesimo come religione di Stato. Durante le persecuzioni cristiane ad opera del re Tiridate III, Gregorio venne imprigionato nella prigione di Khor Virap, nella città di Artashat, dove rimase per ben tredici anni.

Una leggenda vuole che in seguito a questo, il re venne colto da una terribile malattia che nessun dottore riuscii a curare. Fu allora che la sorella, ebbe un sogno rivelatore, che la indirizzo verso il predicatore imprigionato, l’unico in grado di salvare Tiridate che, come si può facilmente dedurre, si dimostrò molto scettico al riguardo.
Alla fine però il re si convinse e liberò Gregorio, che grazie a quella che venne poi definita “intercessione divina”  guarì il re, che non solo si convertì al cristianesimo, ma la dichiarò religione di Stato nel 301. Gregorio invece,dopo aver dedicato diverso tempo all’evangelizzazione del popolo, si ritirò sulle montagne Akilisene, dove continuò a vivere come un asceta.

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