Via Francesco Caracciolo: la storia dell’eroe a cui deve il nome

Via Francesco Caracciolo è probabilmente una delle strade più belle e famose di Napoli. Creata grazie alla colmata, tra il 1869 e il 1880, la lunga promenade partenopea costituisce, insieme a via Nazario Sauro, Via Partenope e via Acton, parte del lungomare della città, considerato uno dei più belli al mondo. E al mare era legato anche colui da cui la strada prende il nome, Francesco Caracciolo appunto, considerato l’eroe della Repubblica Partenopea, morto impiccato all’albero maestro della sua nave, per mano del famoso ammiraglio inglese Horatio Nelson.

Francesco Caracciolo, l’ammiraglio che difese Napoli

Francesco Caracciolo nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752, da famiglia nobile, e fin da giovane fu avviato verso la carriera marinara, diventando ben presto, sia per qualità umane che militari, uno degli ufficiali più valenti della Real Marina dell’allora Regno di Napoli. Il suo talento, e il potenziamento della marina militare in atto in quegli anni, fecero si che Caracciolo entrasse a far parte quasi subito nei massimi ranghi della flotta diventando, nel 1783, capitano di fregata: ruolo che lo portò prima ad affrontare i pirati del Mar Mediterraneo, e poi a partecipare all’assedio di Tolone del 1793.

Nel 1795 entrò a far parte della flotta anglo-napoletana, impedendo alle navi rivoluzionarie francesi di sbarcare in Corsica, in quell’occasione fu assieme a Horatio Nelson, che rincontrò poi nel 1798, quando scortò con la sua fregata il convoglio navale, guidato appunto dall’ammiraglio, che trasportava re Ferdinando e la sua famiglia in fuga verso Palermo, a causa dell’imminente arrivo dei francesi a Napoli. Tornò in città soltanto l’anno successivo, dove trovò l’intera popolazione in preda ai nuovi ideali di rivoluzione portati dai francesi, in cui iniziò a credere egli stesso, arrivando addirittura a combattere contro la stessa flotta reale borbonica – che neanche l’anno prima aveva protetto – di ritorno in città.

Diventato un traditore fuggi a Calvizzano, feudo della sua famiglia, ma fu scoperto a causa del tradimento di un servo, e il 30 giugno del 1799 fu condannato a morte per impiccagione, ad opera dell’ammiraglio Nelson. Il corpo di Francesco Caracciolo rimase appeso ad un pennone della sua nave, la Minerva, e poi gettato in mare con dei pesi attaccati ai piedi. Riemerse qualche giorno dopo, andando incontro a re Ferdinando, ormai prigioniero politico inglese, che era in mare.

Il corpo di Caracciolo fu tumulato nella chiesa di Santa Maria della Catena a Santa Lucia.

 

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