Per costruire un soppalco ci vuole l’autorizzazione?

Un soppalco è un ripiano costruito a una certa altezza di una stanza, in modo da ricavarne uno spazio, che a seconda delle dimensioni, possa essere destinato a diversi usi. Questi, può infatti essere adibito sia a semplice ripostiglio che, quando lo spazio lo permette, diventare una vera e propria stanza “extra”,  anche se, per caratteristiche spaziali e di accessibilità, è preferibile disporre funzioni che non richiedano movimenti continui. Meglio quindi un angolo lettura che uno spazio cucina, la zona notte che quella giorno.

Quindi, un soppalco, può essere considerato a tutti gli effetti “un’estensione della casa”, una modifica alla sua struttura originaria e come tale, ha bisogno dell’autorizzazione del comune per essere costruita?

Ancora una volta a risolvere il dilemma è intervenuta la Corte di Cassazione, che attraverso una serie di sentenze, ha stabilito che a far la differenza tra il dover richiedere l’autorizzazione per la costruzione o meno, è la grandezza del soppalco che si ha intenzione di costruire.

Quando NON ci vuole l’autorizzazione per costruire il soppalco

Secondo quanto stabilito dal Tar di Roma, i soppalchi possono rientrare negli interventi di restauro ad un’abitazione, che sono soggetti alla semplice richiesta della denuncia d’inizio attività o DIA, a patto che non creino ambiente abitativo.

Quindi, se si ha intenzione di costruire un soppalco da adibire a semplice ripostidio o deposito, con una struttura che non gravi sul solaio inferiore, sarà sufficiente una semplice dichiarazione d’inizio attività per dare appunto il via ai lavori, dopo aver rispettato il seguente iter: un tecnico deve presentare il progetto al Comune mediante Dia. Dopodiché bisognerà attendere trenta giorni, se durante questo lasso di tempo non si avranno notizie da parte del comune – il cosiddetto «silenzio assenso» – si potrà procedere tranquillamente con i lavori, dopo aver provveduto al pagamento dei diritti di segreteria al Comune (circa 50 euro).

Soppalco: quando ci vuole l’autorizzazione

Quando invece il soppalco rappresenta un’ampliamento della superficie abitativa, questi fuoriesce dalla categoria degli interventi di restauro, per essere inserita in quella di ristrutturazione edilizia, e ci sarà dunque il bisogno dell’autorizzazione del Comune per poter costruire. In assenza di questi, il proprietario è passivo del reato di abuso edilizio e, oltre a subire un procedimento penale, sarà successivamente condannato a demolire l’opera.
Ma, come si fa a capire se il soppalco ha superato il confine tra ripostiglio e zona abitabile ? Basta tenere conto della superficie calpestabile, che dell’altezza massima in quanto, nella fase di progettazione vengono fissate delle altezze minime da rispettare per far si che gli ambienti siano dotati di una buona aerazio bisogna tener conto dell’altezza minima da rispettare, che nei locali abitabili è di 2,70 mt che scendono a 2,40 mt in corridoi, bagni e ripostigli, questo per garantire una buona aerazione e abitabilità degli ambienti.ma facciamo un’esempio:un soppalco di 20 metri quadrati e posto a un’altezza di 1,98 metri dal soffitto, amplia in maniera significativa la superficie calpestabile dell’immobile, creando un’ulteriore superficie calpestabile e chiede il permesso di costruire.

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