Corso Vittorio Emanuele, la storia della strada più lunga di Napoli

Se qualcuno dovesse mai chiedere ad un napoletano quale sia la strada più lunga della sua città, questi risponderebbe sicuramente “Spaccanapoli”: il decumano inferiore, che taglia con la sua perfetta linearità la città antica. Ma, per quanto l’effetto ottico possa dare una sensazione di “lunghezza”, questa in realtà spaccanapoli a metà soltanto per un chilometro, che impallidisce al cospetto dei cinque chilometri del Corso Vittorio Emanuele: strada più lunga e prima tangenziale della città.

Il Corso, che si snoda dall’attuale piazza Mazzini fino ad arrivare a via Piedigrotta, fu realizzata intorno alla metà del XIX secolo per ordine di Ferdinando II che, verso la fine del 1852, commissionò il progetto ad alcuni architetti, con l’intento di costruire una strada che collegasse la parte bassa della città, all’allora nascente Vomero, situato come ben tutti sappiamo in collina.

Sempre a Ferdinando II si deve la particolare sistemazione degli edifici lungo la strada. Vediamo infatti che fatta eccezione per il tratto finale del Corso Vittorio Emanuele – quello posto dopo la stazione della Cumana – i palazzi sono stati costruiti tutti dal lato del monte e non del mare: questo perché il 31 maggio del 1853, il re emanò uno scritto che tutelava il paesaggio e il panorama della nuova arteria della città.

Stando a quanto riportato nel progetto originale, il nuovo asse viario era stato pensato per avere una lunghezza maggiore a quella che attualmente conosciamo, grazie ad una costruzione suddivisa in tre tronconi: il primo andava da Piedigrotta al convento Suor Orsola Benincasa; il secondo dal convento a Salvator Rosa e il terzo, mai costruito, sarebbe dovuto andare da li fino a Capodimonte, per poi terminare in Piazza Ottocalli.

Il primo troncone della nuova strada, fu inaugurato il 28 maggio del 1853, e prese il nome di “ Corso Maria Teresa” in onore della regina, per poi essere dedicato al primo re d’Italia nel 1860, dopo la conquista di Garibaldi, avvenuta  a conclusione dei lavori. La seconda parte di Corso Vittorio Emanuele fu terminata nel 1910, e venne costruita una Piazza – inizialmente dedicata a Salvator Rosa- al centro del quale venne posta la statua di Paolo Imbriani, noto giurista, politico, poeta e patriota napoletano.

Successivamente la piazza fu rinominata Piazza Mazzini, portando molti napoletani a credere erroneamente, che la vecchia statua d’Imbriani ancora installata nel centro della piazza, raffiguri invece Mazzini.

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