Castel dell’Ovo: da fabbrica di specchi a fortezza militare

Napoli è una città antica, con una lunga e gloriosa storia alle spalle scritta da numerose civiltà, che di volta in volta l’hanno plasmata a loro immagine, facendone il pozzo senza fondo di segreti e curiosità, che ancora oggi continuano a venire fuori, come nel caso del Castel dell’Ovo, il più antico della città.

Ormai è noto a tutti che il suo nome deriva da un’antica leggenda, secondo la quale il poeta latino Virgilio – che nel medioevo era considerato anche un mago – nascose nelle segrete dell’edificio un uovo che mantenesse in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli. Ma questa, non è l’unica “particolarità” che caratterizza la sua storia.

Villa, monastero, prigione e fabbrica di specchi, la strana evoluzione del Castel dell’Ovo.

L’origine del castello pare possa essere fatto risalire al I secolo d.c, quando un famoso guerriero romano Lucio Licinio Lucullo, decise di acquistare un fondo agricolo per costruire una villa di grandissime dimensioni. L’isolotto di Megaride si prestava bene alla dimostrazione di tanta opulenza, e il guerriero diede l’ordine di costruire il celebre Castrum Lucullianum, villa elegante e ricca di biblioteche, da cui deriva l’aggettivo “luculliano”, che significa appunto raffinato, sontuoso. Nell’Alto Medioevo poi, dopo la morte dell’imperatore di Roma a Napoli, all’interno della villa s’insediarono dei monaci basiliani provenienti dalla Pannonia, che iniziarono a vivere sull’isolotto di Megaride,  rispettando la regola benedettina, e realizzando anche un lazzaretto per i pellegrini di ritorno dalla terra santa

Secondo alcune fonti storiche il castello come oggi lo conosciamo iniziò a prendere forma intorno al 12esimo secolo, quando ospitò la famiglia castel-dell-ovo-da-llaltoreale dei D’Angiò: il sedicenne Corradino di Svevia, catturato dagli uomini di Carlo I durante la battaglia di Tagliacozzo, fu tenuto prigioniero proprio nelle segrete del castello, per poi essere decapitato pubblicamente in Piazza Mercato.

Tra il 1755 e il 1758, sotto il regno di Carlo di Borbone l’uso del castello cambiò da militare a civile, con la costruzione al suo interno di una  fabbrica di cristalli e di specchi, con l’intento di dare nuovo slancio al settore manifatturiero della città. Tale attività continuerà fino al 1799 quando, la fortezza tornerà ai suoi antichi fasti bellici, con l’ingresso tra le sue mura dei rivoluzionari della Repubblica partenopea.

Di certo, la storia del Castel dell’Ovo non è stata delle più felici, caratterizzati da alti e bassi che di certo esulano da quelli che l’immaginario collettivo è abituato ad affiancare alla dicitura “ castello” ma, sicuramente, il picco più basso e buio è stato raggiunto nel 1871 quando, all’inizio del regno d’Italia, l’Associazione degli scienziati letterati e artisti propose d’abbattere il castello per costruire un nuovo rione.

Come si può facilmente dedurre il progetto non fu approvato, ma il castel dell’Ovo rimase comunque in uno stato di profondo abbandono, che durò almeno fino al 1975, quando incominciarono i lavori di ristrutturazione

        

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